Aramco: gli Stati Uniti rivelano nuove prove di un possibile coinvolgimento iraniano

Pubblicato il 22 dicembre 2019 alle 6:19 in Arabia Saudita Iran

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti hanno riferito che le nuove indagini e analisi condotte sui detriti prelevati dal sito dell’attacco ai due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, il 14 settembre scorso, indicano che l’offensiva è stata presumibilmente condotta da Nord. Tale valutazione rafforza l’ipotesi iniziale delle autorità di Riad, secondo le quali dietro all’attentato ci sarebbe l’Iran.

In un report provvisorio sullo stato delle indagini, visualizzato dall’agenzia di stampa Reuters prima della presentazione davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Washington ha affermato che, prima di colpire i suoi obiettivi, uno dei droni ha attraversato una traiettoria circa 200 chilometri a Nord-Est del sito dell’attacco. “Questo, in combinazione con la portata massima stimata di 900 chilometri dell’Unmanned Aerial Vehicle (UAV) (ovvero il veicolo aereo a pilotaggio remoto) indica con grande probabilità che l’attacco sia partito a Nord di Abqaiq”, afferma il rapporto, riferendosi alla posizione di uno degli impianti petroliferi sauditi che furono colpiti. Si legge poi che gli Stati Uniti hanno identificato diverse somiglianze tra i droni usati durante il raid e un veicolo aereo a pilotaggio remoto progettato e prodotto dall’Iran. Il report, tuttavia, ha sottolineato che l’analisi dei detriti non ha definitivamente rivelato l’origine dell’attacco. “In questo momento, la Comunità d’Intelligence americana non ha ancora prelevato dai detriti alcuna informazione che riveli definitivamente l’origine degli attacchi avvenuti il 14 settembre contro l’Arabia Saudita”, ha riferito il report. Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato americano, le nuove scoperte includono dati recentemente derubricati. Gli Stati Uniti, le potenze europee e l’Arabia Saudita hanno incolpato dell’attacco l’Iran, che tuttavia nega qualsiasi coinvolgimento.

Il 14 settembre scorso, due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale.

Sebbene i ribelli abbiano dichiarato la propria responsabilità, gli Stati Uniti credono che sia l’Iran ad essere tra gli autori dell’attacco. In particolare, vi sarebbero prove che attestano la provenienza dei droni da una base iraniana, situata al confine con l’Iraq.

Il quadro delle relazioni Teheran- Washington è stato caratterizzato da un inasprimento delle tensioni a partire dall’8 maggio 2018, data in cui Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ed ha imposto nuovamente sanzioni contro l’Iran. Tale mossa ha avuto come conseguenza una frattura dei rapporti tra le due parti, anche a causa degli eventuali danni all’economia iraniana. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.