Nuova Zelanda: concluso piano sul riacquisto delle armi da fuoco deciso dopo Christchurch

Pubblicato il 21 dicembre 2019 alle 6:26 in Asia Nuova Zelanda

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Il piano per riacquistare le armi, lanciato in Nuova Zelanda dopo l’attacco alla moschea di Christchurch, avvenuto il 15 marzo 2019, si è concluso venerdì 20 dicembre, con i gruppi di controllo delle armi che acclamano il loro successo nonostante l’opposizione di alcuni proprietari di armi da fuoco neozelandesi.

L’attentato di Christchurch, in cui sono rimasti uccisi 51 fedeli musulmani, ha scioccato la nazione del Sud Pacifico e ha provocato un immediato bando sui fucili d’assalto e sulle armi semiautomatiche di tipo militare come quelle usate dall’attentatore, Brenton Tarrant. Una parte fondamentale del divieto riguarda un piano di riacquisto accompagnato da un’amnistia, che obbliga i proprietari di armi a un pagamento in denaro e alla riconsegna delle armi ritenute illegali ai sensi delle nuove leggi. La polizia neozelandese ha dichiarato venerdì che, al momento, sono state consegnate circa 56.350 armi da fuoco e 188.000 parti di armi.

“Non ci sarà alcuna proroga: chiunque verrà denunciato potrebbe perdere la licenza di arma da fuoco e rischiare una pena detentiva fino a cinque anni”, ha detto la polizia. I sostenitori del controllo delle armi dicono che il piano potrebbe avere successo nonostante la ferma opposizione di alcuni proprietari di armi da fuoco.

Il Council of Licensed Firearms Owners (COLFO) stima che ci siano 170.000 armi da fuoco vietate in Nuova Zelanda, meno di un terzo delle armi illegali sono state attualmente raccolte. Ma la polizia non ha fornito alcuna stima ufficiale dei numeri di armi da fuoco ritenute illegali e il professore di legge dell’Università di Waikato, Andrew Gillespie, ha affermato, durante un’intervista al quotidiano Al Jazeera, che non esiste modo di misurarli accuratamente. “Non ho idea di come COLFO sia arrivato questa cifra, dato che non esiste un registro centrale delle armi da fuoco dal 1982”, ha detto Gillespie. “Le stime del numero complessivo di armi da fuoco nel paese sono ipotesi, con margini di errore di centinaia o di migliaia”, ha aggiunto. Nonostante la discussione sui numeri, il ricercatore dell’Università di Sydney sulla politica delle armi, Philip Alpers, ha dichiarato ad Al Jazeera che la riconsegna potrebbe risolversi in una situazione di ritrovata pace e sicurezza. “Nessuno pretende che la polizia trovi immediatamente tutte queste armi. Ma, per ogni arma illegale distrutta, possiamo aspettarci un minore probabilità che una strage come quella di Christchurch si verifichi nuovamente”, ha detto Alpers.

Il governo aveva ottenuto un sostegno parlamentare quasi unanime quando, il 21 marzo, aveva imposto il divieto su tutti i fucili semi-automatici di tipo militare (MSSA) e su quelli d’assalto, insieme alle parti che servono a convertire le armi in MSSA e tutti i caricatori ad alta capacità. Già in quell’occasione, il primo ministro aveva altresì specificato che la legislazione in materia sarebbe stata ulteriormente ampliata e che, in futuro, molte più riforme avrebbero riguardato il registro delle armi da fuoco e le licenze. “Possedere un’arma è un privilegio non un diritto”, aveva affermato la Ardern in una dichiarazione a settembre. “Quell’attacco ha messo in luce tutte le debolezze nella legislazione, che abbiamo il potere di correggere. Non saremmo un governo responsabile se non le affrontassimo”, aveva aggiunto.

La decisione di modificare la legislazione sul porto d’armi è stata presa quando, subito dopo le sparatorie, il primo ministro aveva etichettato l’attacco come terrorismo e aveva affermato che, con il 15 marzo, la storia della Nuova Zelanda era cambiata per sempre, così come le sue leggi. La premier aveva poi annunciato in conferenza stampa che si trattava di “un’azione a nome di tutti i neozelandesi per rendere il Paese un posto più sicuro, dove tutte le armi semiautomatiche come quelle usate durante l’attacco saranno bandite”.

Tuttavia, la Ardern si ritrova ad affrontare la resistenza del Partito Nazionale, all’opposizione, e delle lobby delle armi, che hanno negato l’efficacia di leggi più severe in materia di porto d’armi in quanto colpirebbero anche i proprietari di armi rispettosi della legge, che sono la maggioranza. Ci sono state poi diverse critiche anche relativamente al piano sul riacquisto di armi da fuoco, proposto dal governo.

La Nuova Zelanda, un Paese con meno di 5 milioni di persone, ha al suo interno un numero di armi da fuoco stimato tra 1.2 e 1.5 milioni, e circa 13.500 di queste armi di tipo MSSA. La maggior parte degli agricoltori possiede armi da fuoco specialmente per la caccia ai cervi, ai maiali e alle capre. I club di armi da fuoco e le aree di tiro sono su tutto il territorio del Paese, e questo ha creato una potente lobby che ha ostacolato i precedenti tentativi di rafforzare le leggi sulle armi. Secondo il progetto “Small Arms Survey” dell’Istituto di Studi Internazionali e sullo Sviluppo di Ginevra, la Nuova Zelanda è il 17esimo Paese nel mondo in termini di possesso di armi da fuoco da parte di civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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