India: aumentano i morti nelle proteste, il premier convoca il Consiglio

Pubblicato il 21 dicembre 2019 alle 10:23 in Asia India

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Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha convocato un incontro con il Consiglio dei ministri, il 21 dicembre, mentre il bilancio dei morti durante le proteste è salito a 20. Tra questi c’è un bambino di 8 anni. 

“Il primo ministro ha indetto una riunione del Consiglio dei ministri per valutare la situazione a causa delle violente proteste in molte parti del Paese contro la legge sulla modifica della cittadinanza”, ha riferito un alto funzionario del governo di Nuova Delhi, che ha chiesto di rimanere anonimo. Tale decisione arriva dopo che un bambino di 8 anni è deceduto a causa delle proteste e 4 manifestanti sono morti per colpi d’arma da fuoco, venerdì 20 dicembre, nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh. Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, il bambino è morto a causa di una fuga precipitosa durante un grande raduno di 2.500 persone nella città di Varanasi, secondo la versione del capo della polizia distrettuale, Prabhakar Chaudhary. “Quando la polizia ha cercato di reprimere le proteste, queste persone hanno provato a fuggire ed è diventata una situazione simile a una fuga precipitosa, in cui questo ragazzo è morto”, ha dichiarato Chaudhary.

Il Times of India, riferisce, che le proteste a nell’Uttar Pradesh sono al loro secondo giorno e il bilancio delle vittime, nel solo Stato settentrionale, ha raggiunto le 11 persone. Gli ospedali avrebbero confermato tale versione, ma la polizia continua a dichiarare che non sta utilizzando armi da fuoco sulla folla. Intanto, attivisti per i diritti umani nell’Uttar Pradesh hanno affermato che i poliziotti locali stavano conducendo raid nelle loro case e uffici per impedire loro di pianificare nuove manifestazioni. Inoltre, dozzine di persone sono rimaste ferite nei violenti scontri tra la maggioranza indù e la minoranza musulmana. Molti di questi sono avvenuti in parti della regione già interessate da un’alta tensione. Nella giornata del 21 dicembre sono in programma altre proteste nella capitale indiana, Nuova Delhi, nonostante l’imposizione del coprifuoco da parte del governo e il blocco di internet. 

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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