Turchia denuncia la minaccia di sanzioni USA contro il TurkStream

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 13:40 in Turchia USA e Canada

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In occasione del secondo giorno di incontri presso il vertice dei Paesi musulmani a Kuala Lumpur, in Malesia, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha denunciato la minaccia delle sanzioni USA contro le società turche coinvolte nella costruzione di un gasdotto, il TurkStream. 

“Ora dicono che imporranno sanzioni contro il TurkStream”, ha reso noto il presidente turco ai giornalisti in Malesia, il 20 dicembre. “Questa è una completa violazione dei nostri diritti”, ha aggiunto Erdogan, giurando che la Turchia si sarebbe vendicata di eventuali sanzioni agli Stati Uniti. Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa turca, Anadolu, il budget della Difesa degli Stati Uniti, approvato dal Congresso il 17 gennaio, includeva una serie di sanzioni contro le aziende coinvolte nei progetti del Nord Stream 2 e del TurkStream, due gasdotti che aumenteranno la quantità di combustibile in arrivo dalla Russia all’Europa e alla Turchia. Secondo l’agenzia turca, il Congresso sarebbe preoccupato da un’eccessiva dipendenza dell’Europa dalla Russia. 

Il TurkStream ha una capacità totale di 31,5 miliardi di metri cubi. La prima linea di questo gasdotto trasporterà 15,75 miliardi di metri cubi di gas russo ai consumatori turchi. La seconda linea trasporterà altri 15,75 miliardi di metri cubi verso l’Europa attraverso la Turchia. Il progetto Nord Stream, che è stato avviato nel 2011, ha una capacità annua di 55 miliardi di metri cubi e porta il gas russo direttamente in Germania attraverso il Mar Baltico. Il Nord Stream 2 è un progetto aggiuntivo, guidato dalla compagnia energetica statale russa Gazprom, che corre quasi parallelamente alla prima rotta del gasdotto per aumentare la portata di gas trasportabile. Insieme, queste infrastrutture risponderanno al fabbisogno annuo di gas di un quarto del continente europeo.

Il 15 dicembre Erdogan aveva affermato che Ankara potrebbe chiudere 2 basi militari in Turchia, a Incirlik e Kurecik, dove sono stanziate truppe statunitensi, “se necessario”. Annunciando tale ipotesi, il presidente turco ha citato la risoluzione approvata al Senato degli Stati Uniti che definisce le morti degli armeni in Turchia nel 1915 come “genocidio”. Solo il giorno prima, il 14 dicembre, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha sollevato la questione delle possibili sanzioni USA contro Ankara per l’acquisto di un sistema di difesa missilistico russo e ha ribadito che la Turchia risponderà a eventuali decisioni statunitensi. Parlando ad una conferenza nella capitale del Qatar, Doha, Cavusoglu ha dichiarato che la Turchia non annullerà il suo accordo con la Russia sul sistema missilistico S-400 “qualunque ne siano le conseguenze”. “Le sanzioni e il linguaggio minaccioso non funzionano mai. Ma se verranno applicate sanzioni, la Turchia dovrà rispondere”, ha dichiarato Cavusoglu. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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