Tunisia: il Paese è ancora in attesa di un governo

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 13:23 in Africa Tunisia

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Continuano i negoziati e le consultazioni volti a formare un nuovo governo in Tunisia. Fonti partitiche hanno rivelato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che un accordo potrebbe essere raggiunto entro il 22 dicembre.

Sono circa due mesi che la Tunisia attende la formazione di un nuovo governo, a seguito delle elezioni legislative, svoltesi il 6 ottobre scorso. In tale occasione, Ennahda, partito tunisino di centro-destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”, è risultato essere il principale vincitore e, pertanto, si era proposto di presentare un proprio membro come primo ministro, in modo da rispettare quanto decretato.

Ai sensi della costituzione, inoltre, è tale partito ad avere l’autorizzazione legittima per formare l’esecutivo. Tuttavia, Ennahda ha ottenuto solo 52 dei 217 seggi complessivi e, considerando altresì le disparità interne al Parlamento, formare un nuovo esecutivo per la Tunisia non risulta essere una missione semplice. Al momento, il Paese ha ancora un governo provvisorio, guidato da Youssef Chahed.

Nelle ultime settimane, i diversi partiti politici seduti in Parlamento non sono riusciti a trovare un accordo volto a creare una coalizione, così da proporre un primo ministro e formare un nuovo esecutivo. Il rischio che molti temono è che, in tal modo, vi saranno ritardi nell’attuazione di quelle riforme indispensabili a risanare l’economia del Paese, oltre che nella presentazione del bilancio.

Ennahda, considerato negli ultimi anni il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese. Per un futuro governo, il partito ha designato uno dei suoi membri, Habib Jemli, già segretario di Stato dal 2011 al 2014. Tuttavia, è stata incontrata l’opposizione di diversi partiti, tra cui la coalizione formata da Attayar, ovvero Corrente Democratica, che gode di 22 seggi, Achaab’s Movement, con 16 seggi e il partito Tahya Tounes, guidato dall’ex premier Youssef Chahed, che ha ottenuto 14 seggi.

Il programma presentato da Ennahda si basa sulla lotta alla corruzione e alla povertà, sul miglioramento e rafforzamento della sicurezza del Paese, sullo sviluppo dell’istruzione e dei settori pubblici e sull’aumento di investimenti. Il partito dovrà allearsi con altri cinque o sei partiti per ottenere una maggioranza che gli consenta di formare un nuovo governo.   

Secondo quanto rivelato ad al-Araby al-Jadeed, è probabile che il futuro esecutivo di Tunisi non veda la presenza di Corrente Democratica, in quanto Ennahda avrebbe ricevuto l’appoggio di altri blocchi politici, tra cui la Dignity Coalition, che gode di 21 seggi in Parlamento, e Qalb Tunis, ovvero il Cuore della Tunisia, con 38 seggi. La cifra da raggiungere per ottenere la fiducia è di 109 voti su 217 e, stando ai primi calcoli, se tutto proseguirà come previsto, Ennahda potrebbe riuscire a guadagnarne 136.

Tuttavia, le negoziazioni sono ancora in corso e lo scenario risulta essere ancora imprevedibile. Il secondo termine stabilito, ai sensi della costituzione, per la definizione di un nuovo governo, è il 15 gennaio. Nel caso in cui Ennahda non sarà in grado di presentare un esecutivo entro tale data, il presidente, Kaïs Saïed, sarà costretto a trasferire il mandato ad un altro partito, e se la fase di stasi perseguirà, verranno indette nuove elezioni.

La costituzione tunisina post-rivoluzione divide il potere legislativo tra il presidente e un governo che approva le leggi attraverso il Parlamento. Fonti interne avevano rivelato, nel mese di novembre, che vi sarebbero stati 6 probabili candidati alla presidenza del futuro governo di Tunisi e si trattava, per la maggior parte, di personalità indipendenti, non legate a nessun movimento o partito specifico. Tra questi vi erano Mongi Marzouk, un esperto di tecnologia delle comunicazioni che ha ricoperto diverse posizioni ministeriali e Taoufik Rajhi, precedentemente incaricato di elaborare riforme per il Paese. Un altro candidato era Marwane al-Abassi, anch’egli esperto di economia, nonché governatore della Banca centrale tunisina.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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