Libano: eletto il nuovo premier, la reazione della popolazione

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 9:14 in Libano Medio Oriente

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Dopo il round di consultazioni con le diverse forze politiche e parlamentari, il 19 dicembre, il presidente libanese, Michel Aoun, ha conferito ad Hassan Diab, un ex ministro dell’istruzione, l’incarico di primo ministro.

Da parte sua, Diab ha affermato che si impegnerà a fondo per formare un governo nel minor tempo possibile, nel quadro di un piano di riforme economiche che troveranno rapida applicazione. Nel suo discorso dopo l’incontro con Aoun, il neopremier ha dichiarato che, prima di costituire un nuovo esecutivo, verranno avviate consultazioni anche con i movimenti di protesta e con la stessa popolazione libanese, affinché si possa rispondere alle loro esigenze.

Il governo di Beirut avrà bisogno, a detta di Diab, dell’unità nazionale per salvare il Paese stesso e la stabilità a livello sia economico sia politico rappresenta una necessità impellente. Pertanto, il nuovo primo ministro ha esortato il popolo libanese di tutte le piazze e di tutte le regioni ad essere partecipe nella risoluzione della crisi. “Dobbiamo proteggere la nostra terra e le nostre ricchezze” sono state le parole di Diab.

La popolazione libanese, scesa in piazza sin dal 17 ottobre scorso, attendeva dal 29 ottobre, giorno delle dimissioni dell’ex premier, Saad Hariri, la nomina di un nuovo primo ministro. Tuttavia, è stato fin da subito espresso il desiderio di vedere una personalità indipendente, lontana da qualsiasi corrente politica, a capo del nuovo governo. A tal proposito, Diab si è dichiarato tale, affermando altresì di rappresentare “la rivolta libanese”.

Le consultazioni parlamentari svoltesi il 19 dicembre hanno visto il neopremier ricevere 69 voti. In particolare, sono stati i maggiori partiti politici sciiti, ovvero Hezbollah ed Amal, a votare a favore di Diab, oltre al Free Patriotic Movement, partito del presidente Aoun di matrice maronita. Insieme, tali gruppi detengono la maggioranza dei 128 seggi parlamentari. Al secondo posto è giunto un ex giudice della Corte Penale Internazionale, Nawwaf Salam. Gli astenuti sono stati 42. L’ex premier Hariri, a capo del Future Movement, ha deciso di non candidare nessuno dei suoi membri alla presidenza del Consiglio. Tuttavia, lo stesso Hariri era inizialmente atteso a capo del governo. Mandato rifiutato il 18 dicembre.

Nel frattempo, i movimenti di protesta non si sono ancora placati. Nella medesima giornata del 19 dicembre, i manifestanti libanesi si sono riuniti nuovamente in una delle piazze centrali di Beirut, Piazza dei Martiri, in segno di protesta contro l’elezione di Diab a primo ministro. Inoltre, diverse strade e vie d’accesso principali della capitale e dei suoi dintorni sono state ostacolate e gruppi di manifestanti si sono recati altresì nei pressi dell’abitazione di Diab, inneggiando slogan contro la sua elezione.

Movimenti di protesta hanno interessato anche altre aree nel Nord del Paese, tra cui Tripoli e Sidone. Hariri, dal canto suo, ha invitato la popolazione libanese e, nello specifico, i propri sostenitori a mantenere la calma, in quanto questa rappresenta una delle priorità attuali del Libano. Secondo quanto affermato, la crisi che sta affrontando il Libano è pericolosa e la stabilità del Paese non deve essere minata.

Dal 17 ottobre, i manifestanti libanesi hanno da sempre richiesto le dimissioni dell’attuale governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. La popolazione libanese richiede un nuovo governo tecnocratico, formato da personalità indipendenti da qualsiasi movimento politico, ma in grado di mettere in atto misure che risanino un Paese in piena crisi economica e politica, la peggiore sin dalla guerra civile del periodo 1975-1990.

Diab, altresì docente universitario di Ingegneria informatica presso l’American University di Beirut dal 1985, è stato ministro dell’Istruzione dal 2011 al 2014, quando a capo del governo vi era Najib Mikati. Secondo una sua biografia del 2018, il premier neoeletto era stato uno dei pochi tecnocrati non legato ad alcun partito politico ad aver ricoperto una mansione ministeriale. Inoltre, è stato il primo ministro dell’Istruzione ad avere alle spalle una carriera nel mondo dell’istruzione superiore.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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