Giappone chiede all’Iran di rispettare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 12:26 in Giappone Iran

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Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha chiesto al presidente iraniano, Hassan Rouhani, di rispettare gli impegni assunti nell’accordo sul nucleare del 2015, in occasione di un incontro tra i due leader a Tokyo. 

Durante l’incontro del 20 dicembre, il premier ha assicurato al presidente iraniano che il Giappone farà tutto il possibile per garantire stabilità in Medio Oriente. Durante l’incontro, Rouhani ha chiesto ad Abe di lavorare con altri Paesi per mantenere l’accordo sul nucleare del 2015, in una manifestazione di vicinanza tra i due Paesi. Il Giappone è stato un importante acquirente di petrolio iraniano per decenni, prima dell’imposizione delle sanzioni. Quella di Rouhani è la prima visita di un rappresentante iraniano a Tokyo dal 2000. 

Similmente, il 12 giugno, il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, aveva visitato Teheran, con l’obiettivo di discutere i rapporti bilaterali e la questione del nucleare con il leader supremo, l’Ayatollah Ali Kamanei, e Rouhani. La visita di Abe era la prima di un premier giapponese in Iran da oltre 40 anni e si era verificata in un momento delicato sull’arena internazionale, caratterizzata dalle crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran. In tale contesto, il Giappone intendeva incrementare il proprio peso nello scenario internazionale ponendosi come mediatore. La visita del premier giapponese in Iran si era verificato a pochi giorni di distanza dall’arrivo del presidente Trump a Tokyo, il 28 maggio. 

La tensione tra Washington e Teheran è cominciata ad aumentare a seguito del  ritiro unilaterale americano, annunciato l’8 maggio 2018, dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare, firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Tale ritiro ha causato la re-imposizione delle sanzioni statunitensi contro la Repubblica Islamica. Inoltre, il 22 aprile 2019 gli Stati Uniti avevano annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni USA agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. 

Il rapporto tra Stati Uniti e Iran rimane teso. Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Aeree americane, David Goldfein, sabato 16 novembre, ha esortato i Paesi del Golfo Arabo a riconciliare le differenze tra loro e coordinare le capacità militari per far fronte comune contro Teheran. L’esercito degli Stati Uniti starebbe valutando un potenziale aumento delle truppe statunitensi in Medio Oriente legato alle preoccupazioni che l’Iran possa compiere azioni aggressive nella regione. Alcuni funzionari statunitensi, parlando in condizione di anonimato, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli Stati Uniti stavano prendendo in considerazione l’invio di migliaia di truppe aggiuntive in Medio Oriente in funzione deterrente per l’Iran.

Tuttavia, è stato specificato che nessuna decisione è ancora stata presa. I funzionari hanno citato fonti dell’intelligence, affermando che l’Iran ha riposizionato le proprie forze e armamenti. Tuttavia, mercoledì 4 dicembre, il Pentagono ha negato fermamente un rapporto del Wall Street Journal secondo cui Washington stava prendendo in considerazione l’invio di 14.000 truppe aggiuntive nella regione. Il Congresso ha fatto pressioni su John Rood, funzionario del Pentagono, su tale argomento il 5 dicembre. “In base a ciò che stiamo vedendo in relazione alle preoccupazioni per il quadro delle minacce, è possibile che dovremmo modificare la nostra posizione di forza”, ha affermato Rood. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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