Bosnia: in carcere 5 sospetti combattenti dell’ISIS

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 16:54 in Balcani Siria

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Un tribunale della Bosnia ha condannato 5 cittadini, accusati di essere stati combattenti dello Stato islamico.

È quanto annunciato, venerdì 20 dicembre, da The Associated Press, il quale ha altresì rivelato che i 5 cittadini sono stati sottoposti a detenzione preventiva, dopo essere stati rimpatriati dalla Siria.

Stando alle cifre riportate dal quotidiano, i 5 condannati fanno parte dei 25 cittadini bosniaci rimpatriati giovedì 19 settembre a bordo di un aereo dell’Aviazione americana.

Tra i 25 bosniaci rientrati nel proprio Paese vi sono 6 donne, 12 bambini e 7 sospetti ex combattenti dell’ISIS. Secondo le rivelazioni della procura bosniaca, gli uomini sono tutti accusati di terrorismo.

Secondo le stime riportate da Al Jazeera English, fino al 2015 erano circa 5.000 i foreign fighters che avevano lasciato l’Europa per recarsi in Siria e in Iraq e, dei Paesi di origine, la Francia era il primo “esportatore di jihadisti”.

Per quanto riguarda la Bosnia, l’intelligence di Sarajevo rivela che, dal 2012 al 2016, circa 241 adulti e 80 bambini hanno lasciato il loro Paese per recarsi in Siria e in Iraq, dove si stima che siano nati in tale lasso di tempo oltre 150 bambini. Del totale dei combattenti bosniaci che si sono uniti all’ISIS, l’intelligence bosniaca stima che circa 100 adulti, di cui circa la metà sono donne, si trovano ancora nelle zone di conflitto, mentre almeno 88 sono ritenuti morti.

Nel 2014, inoltre, la Bosnia è stato il primo Paese europeo a introdurre pene detentive fino a 10 anni per i propri cittadini che avevano abbandonato il Paese per recarsi in zone di conflitto o che avevano reclutato foreign fighters. Da quel momento, riporta Al Jazeera English, i combattenti dello Stato islamico che sono rientrati in Bosnia sono stati tutti sottoposti a processo e, per la maggior parte dei casi, condannati alla reclusione.

Il New York Times riporta a tale riguardo che la Bosnia ha introdotto pene detentive che prevedono fino a 10 anni di carcere per i propri cittadini che hanno combattuto all’estero o che hanno contribuito al reclutamento di altri. Secondo quanto specificato della Sicurezza della Bosnia ed Erzegovina, Dragan Mektic, tali pene saranno inflitte anche a donne che hanno cucinato o anche soltanto fatto le pulizie per lo Stato Islamico. Tali donne, ha dichiarato Mektic, saranno trattate al pari degli altri combattenti, ovvero come “membri attivi”.

Il tema del rientro dei combattenti bosniaci chiama in causa quanto avvenuto lo scorso 8 novembre, quando  il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva definito Sarajevo “una bomba ad orologeria” per via del rientro dei jihadisti.

Di fronte alle accuse di Macron, il portavoce della comunità islamica della Bosnia, Muhamed Jusic, aveva dichiarato di ritenere “scandalose” le parole del presidente francese, accusato da Jusic di voler gettare fango sulla Bosnia per giustificare la sua scelta di ostacolare l’ingresso in UE dei Paesi della regione balcanica, caratterizzati da un’ampia presenza di cittadini musulmani.

In merito ai foreign fighters, inoltre, Jusic aveva dichiarato che se da un lato la Francia ha visto circa 1.900 cittadini partire per la Siria e l’Iraq, sono circa 300 i foreign fighters che hanno abbandonato la Bosnia. In aggiunta, secondo quanto commentato dal portavoce della comunità islamica bosniaca, la Francia ha circa il doppio dei foreign fighters del resto dei Paesi dell’Europa occidentale.

In tale contesto, specie dopo l’annuncio di Parigi del rimpatrio di 450 jihadisti, Jusic aveva dichiarato di non capire il motivo per cui l’Europa debba temere il rientro dei foreign fighters bosniaci in misura maggiore rispetto al rimpatrio dei militanti jihadisti francesi.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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