Bolivia: procura ordina l’arresto di Evo Morales per sedizione e terrorismo

Pubblicato il 20 dicembre 2019 alle 6:30 in America Latina Bolivia

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La Procura della Bolivia ha ordinato mercoledì 18 dicembre l’arresto dell’ex presidente Evo Morales, che si trova in Argentina con lo status di rifugiato dalla scorsa settimana. La risoluzione della procura del paese andino, firmata da due pubblici ministeri della città di Cochabamba, arriva quasi un mese dopo l’insediamento del governo provvisorio e la conseguente denuncia per “sedizione e terrorismo” contro l’ex-presidente. L’ordine esorta la polizia e i funzionari pubblici a catturare Morales e a condurlo davanti alla Procura della Repubblica di La Paz a testimoniare per i reati in questione.

L’accusa contro il leader del sindacato dei coltivatori di coca, che ha governato la Bolivia per quasi 14 anni, si basa sul presunto tentativo di incoraggiare i blocchi nelle principali città, impedendo così il passaggio di cibo e carburante. La Bolivia ha attraversato un’ondata di forti proteste dopo che Morales ha lasciato il paese lo scorso 10 novembre. Il leader indigeno fu forzato a lasciare il potere dall’esercito e pochi giorni dopo lasciò il paese diretto in Messico, dove il governo di Andrés Manuel López Obrador gli aveva offerto asilo.

Il gabinetto della presidente ad interim, Jeanine Áñez, ha diffuso la registrazione di una telefonata in cui l’ex presidente avrebbe dato istruzioni ad alcuni seguaci di tagliare le strade e isolare le principali città. I blocchi stradali hanno isolato per giorni La Paz e la contigua città di El Alto, uno dei principali scenari di scontri tra manifestanti favorevoli all’ex-presidente e forze di sicurezza. La carenza di benzina è stata il primo effetto. La repressione dell’esercito, che era stato esentato dalla responsabilità penale con un decreto ormai ritirato, ha provocato almeno 20 morti e centinaia di feriti.

Il mandato d’arresto complica il ritorno dell’ex presidente alla prima linea politica. Morales, che non può candidarsi secondo la Costituzione da lui stesso varata nel 2009, intendeva comunque dirigere la campagna elettorale del suo partito. Il governo della ultraconservatrice Áñez, che si è insediata tra le accuse di colpo di stato, ha cercato sin dal primo giorno di indebolire l’apparato del Movimento per il socialismo (MAS), l’ex partito di governo, e ha lanciato una campagna per isolare Morales. 

La presidente Áñez, del Movimento socialdemocratico, un piccolo partito di destra cattolica, ha promesso in uno dei suoi primi discorsi da presidente che non ci sarebbero state persecuzioni contro gli avversari politici. La presidente ha negato ogni “volontà di vendetta” ma ha voluto chiarire che Morales avrebbe dovuto affrontare le sue responsabilità se fosse tornato in patria. “Ora si scopre che sta già chiedendo che lo si lasci tornare, quando nessuno lo ha cacciato dal paese. Se ne è andato da solo, perché sa di avere ancora dei conti in sospeso con la giustizia boliviana” – ha affermato Áñez, aggiungendo: “Se il presidente Morales torna, lasciatelo tornare, ma sa che deve anche rispondere alle giustizia. Ciò che chiediamo è solo che la giustizia boliviana faccia il suo lavoro”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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