Yemen: riprendono gli incontri su Hodeidah

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 11:47 in Medio Oriente Yemen

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Le Nazioni Unite hanno reso noto, il 18 dicembre, l’inizio della settima sessione del Comitato di coordinamento congiunto per il ridispiegamento delle truppe a Hodeidah, che vede la partecipazione di diversi attori del panorama yemenita. L’obiettivo dell’incontro, della durata di due giorni, è il cessate il fuoco.

Il meeting si sta svolgendo a bordo della nave delle Nazioni Unite, situata nelle acque internazionali del Mar Rosso. Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen, rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015. Il 19 ottobre scorso, la missione delle Nazioni Unite a Hodeidah ha iniziato a istituire posti di blocco nell’area.

Tale mossa si inserisce in un quadro più ampio di un meccanismo volto a riportare la tregua in tale zona e, conseguentemente, nell’intero Paese.  Inoltre, il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Con l’incontro del 18 e 19 dicembre, l’Onu si propone di riportare sul tavolo delle discussioni quelle misure volte a riportare la pace nell’area, oltre all’attuazione dei meccanismi per garantire l’ingresso di aiuti umanitari. Non da ultimo, l’obiettivo della squadra è altresì monitorare le attività militari degli Houthi. A tal proposito, il portavoce delle forze yemenite congiunte sulla costa occidentale, Waddah Al-Dubeish, ha espresso il proprio rammarico di fronte alle continue violazioni dei ribelli sciiti degli accordi precedentemente raggiunti. In particolare, video ed immagini dimostrano come gli Houthi abbiano continuato a porre sotto assedio Hodeidah e la Missione stessa dell’Onu, causando, in tal modo, una vera e propria escalation, che ha visto altresì bombardamenti e attacchi contro strutture e infrastrutture civili.

Sempre nella giornata del 18 dicembre, il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, ha affermato che, circa la situazione a Hodeidah e in Yemen, misure concrete sono state attuate, con l’obiettivo di costringere gli Houthi a ritirarsi. La dichiarazione è giunta nel corso di un incontro con l’inviato dell’ONU in Yemen, Martin Griffiths, in cui è stato ribadito che l’attuazione dell’accordo di Hodeidah e il cambiamento dello status quo sono la chiave per proseguire con i colloqui di pace.

Il governo yemenita, attraverso il ministro, si è detto pronto a sostenere la pace e a raggiungere una soluzione globale e sostenibile alla crisi yemenita. Per al-Hadrami, l’unica strada verso una risoluzione e la pace in Yemen è attraverso le Nazioni Unite. Anche l’inviato Onu, dal canto suo, ha evidenziato gli sforzi profusi e il proprio impegno nel proseguire verso il raggiungimento della pace in Yemen, perseguibile attraverso una soluzione politica.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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