Rep. Dem. del Congo: “Re del Pane” libanese sanzionato per presunti legami con Hezbollah

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 14:12 in Libano Rep. Dem. del Congo

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La Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato di aver congelato i beni di un uomo d’affari libanese, soprannominato il Re del pane, dopo che Washington lo ha accusato di aver finanziato la milizia sciita di Hezbollah. Tuttavia, temendo l’interruzione delle forniture di pane, il governo di Kinshasa ha garantito che consentirà comunque alle sue imprese di aprire nuovi conti bancari sotto supervisione. È quanto ha riferito il portavoce del governo, Jolino Makelele, in conferenza stampa.

Le sanzioni statunitensi colpiscono sia Saleh Assi, che detiene un impero di panetterie e mulini e vive nella Repubblica Democratica del Congo, sia un suo connazionale, Nazem Said Ahmad, un commerciante di diamanti e collezionista d’arte con sede in Libano. In una dichiarazione, rilasciata la scorsa settimana, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha accusato la coppia di essere “riciclatori di denaro” e di aver prodotto “decine di milioni di dollari per Hezbollah, per i suoi finanziatori e per le loro attività maligne”.

I beni di Assi e quelli di “tutti i suoi affari” saranno congelati, insieme a “tutte le transazioni fatte da questi conti”, ha detto Makelele dopo una riunione speciale di gabinetto. Le imprese saranno poste sotto “un amministratore indipendente fino a quando non verrà raggiunta una soluzione duratura, in linea con le condizioni imposte dalla decisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti”, ha aggiunto. Le società avranno una speciale deroga che consentirà loro di aprire nuovi conti bancari, ma sotto la supervisione del governo. Questo per “evitare effetti dannosi sull’economia e sul pubblico”, ha chiarito Makelele riferendosi all’importante fornitura di pane garantita dal mega panificio di Assi a circa 10 milioni di residenti della capitale, Kinshasa.

Gli Stati Uniti considerano Hezbollah un’organizzazione “terroristica”. Washington ha preso di mira la milizia sciita imponendole severe sanzioni, che sono aumentate durante l’amministrazione del presidente Donald Trump. Nemico giurato della vicina Israele, Hezbollah è l’unica fazione a non essersi disarmata dopo la guerra civile del Libano, dal 1975 al 1990.

Le elezioni si erano tenute il 30 dicembre del 2018 e avevano visto la vittoria di Félix Tshisekedi, per il partito dell’Alternanza Democratica. Si è trattato delle prime elezioni presidenziali che si sono svolte senza spargimenti di sangue nella storia della Repubblica Democratica dai tempi della sua indipendenza, nel 1960. Con il 38,5% delle preferenze, Félix Tshisekedi, 55 anni, membro dell’Assemblea Nazionale congolese, aveva vinto con un buon margine rispetto agli altri 20 candidati. Sconfitto, invece, l’ex ministro dell’Interno, Emmanuel Ramazani Shadary, delfino dell’ex presidente. Dura sconfitta anche per l’altro candidato dell’opposizione, Martin Fayulu, ex magnate del petrolio che aveva contestato il regolare svolgimento delle elezioni. Accanto a Fayulu si era schierata subito la Francia, con il suo ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, che aveva chiesto «chiarezza sui risultati di un voto non conformi alle attese».

Il 15 ottobre 2018, gli Stati Uniti hanno incluso Hezbollah in una lista comprendente 5 gruppi che il Dipartimento di Giustizia americano ha designato come organizzazioni criminali transnazionali, nei confronti delle quali Washington ha predisposto indagini e misure penali più severe. Inoltre, sin da quando l’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump, è salito al potere, le sanzioni contro il partito si sono inasprite. Attraverso l’imposizione di sanzioni, gli USA mirano a intercettare e colpire i sostenitori di Hezbollah, principale nemico del proprio alleato, Israele, ed a smantellare alcuni dei suoi network finanziari più propizi. 

Una delle ultime mosse avanzate contro Hezbollah risale al 9 luglio scorso, quando il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha aggiunto 2 parlamentari libanesi alla lista nera delle persone sottoposte a sanzioni, per collegamenti con l’organizzazione musulmana sciita.  Si è trattato della prima volta in cui Washington si è indirizzata verso membri del parlamento libanese. I parlamentari in questione sono Amin Sherri e Muhammad Hasan Ra’d e sono stati inseriti nella lista nera del terrorismo, poiché, secondo le autorità statunitensi, Hezbollah impiega agenti all’interno del parlamento libanese per manipolare le istituzioni a sostegno degli interessi finanziari e di sicurezza del gruppo terrorista e per sostenere le attività maligne dell’Iran

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Chiara Gentili

di Redazione

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