Proteste in Iraq: il popolo minaccia un’escalation

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 12:32 in Iraq Medio Oriente

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Allo scadere del termine stabilito dalla costituzione per proporre un nuovo primo ministro per il governo di Baghdad, il 19 dicembre, il popolo iracheno non si arrende ed ha continuato ad occupare le piazze del Paese per chiedere una personalità che sia lontana da qualsiasi partito politico.

In particolare, movimenti di protesta continuano ad interessare la capitale Baghdad, dove i cittadini hanno mostrato il proprio rifiuto verso qualsiasi candidato fino ad ora proposto, da diversi attori politici, alla presidenza dell’esecutivo iracheno. Nello specifico, si richiede la formazione di un governo ristretto di transizione, con a capo una figura indipendente. Movimenti di protesta hanno interessato altresì il governatorato di Karbala, con la partecipazione di studenti di scuole e università.

I manifestanti hanno poi rilasciato una dichiarazione in cui hanno sottolineato che quanto sta accadendo sul palcoscenico politico iracheno conferma l’arbitrarietà e la mancanza di serietà della classe al potere, oltre che il mancato rispetto “delle domande e del sangue” del popolo. Il presidente iracheno, Barham Salih, è stato esortato a formare un governo transitorio, eventualmente dalla durata di sei mesi, in grado di garantire elezioni eque e giuste, in conformità con due leggi, quella relativa alle elezioni e quella per la Commissione elettorale.

Inoltre, il nuovo governo dovrà mettere in atto una ristrutturazione dell’apparato di sicurezza, esercito compreso, e far fronte a tutte quelle operazioni di violenta repressione condotte nel corso dell’ondata di manifestazioni. Nel caso in cui le richieste non verranno accolte e nel caso di un premier legato ancora al panorama politico precedente, la popolazione irachena in piazza si è detta pronta a dar vita ad una maggiore escalation, attraverso misure che esercitino pressione sui poteri esecutivo e legislativo del Paese.

Uno dei candidati precedentemente proposti ma rifiutati dalla piazza irachena è Qusay al-Suhail, ministro dell’Istruzione dell’attuale governo ad interim. In realtà, diversi attori politici hanno evidenziato la loro opposizione ad al-Suhail, ribadendo il rifiuto verso qualsiasi candidato proveniente da un partito o una corrente politica già esistenti, o che abbia comunque già occupato una posizione all’interno del panorama politico iracheno. L’obiettivo è quello di soddisfare le esigenze della popolazione irachena, la quale richiede da tempo una personalità indipendente.

Un nuovo governo diventa sempre più necessario per ristabilire una tregua in Iraq. Le dimissioni del primo ministro precedente, Adel Abdul Mahdi, risalgono al 30 novembre scorso. Le proteste hanno, invece, avuto inizio il 1° ottobre, quando la popolazione irachena è scesa in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate.

La popolazione irachena ritiene che la classe politica abbia monopolizzato il potere per circa 16 anni e, pertanto, è necessario un cambiamento radicale. Non da ultimo, l’Iraq si è classificato al 12esimo posto tra i Paesi più corrotti al mondo e ciò ha causato un arretramento del settore delle infrastrutture, fermo da quasi 15 anni, soprattutto per quanto riguarda elettricità e strutture per le risorse idriche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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