Libia, Tripoli: la battaglia decisiva continua, 11 gli assi di combattimento

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 10:36 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, continuano la propria offensiva alla periferia della capitale Tripoli. Parallelamente, l’esercito del governo tripolino prova a respingerle conducendo contrattacchi nel Sud.

A riportarlo, un corrispondente di al-Jazeera, il quale ha specificato, il 18 dicembre, che le forze tripoline hanno condotto un attacco contro l’esercito di Haftar presso gli assi di al-Khalatat e Yarmouk, nel Sud della capitale, provocando ingenti perdite per la controparte, in termini sia materiali sia di vite umane. Nel frattempo, il portavoce della Sirte Protection Force, Taha Hadid, ha riferito che, nella medesima giornata, un attacco aereo condotto da Haftar ha provocato la morte di un uomo e il ferimento di altre 3 persone, membri di una pattuglia di sicurezza posta a Sirte, città nel Nord della Libia, a Est di Tripoli.

Da un lato, il comandante delle forze antiterroristiche affiliate al governo tripolino, Ali Abu Zayyan, ha affermato che i propri uomini hanno occupato nuove postazioni nell’asse di Salah al-Din, dove sono giunti altresì rinforzi. Secondo quanto affermato, è da qui le che forze tripoline sono riuscite ad arrestare l’esercito di Hatar nella sua avanzata verso la capitale. Inoltre, il comandante ha rivelato che nei prossimi giorni le proprie forze passeranno da una posizione di difesa ad una di attacco.

Dall’altro lato, il portavoce ufficiale dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha affermato, nella sera del 18 dicembre, che il proprio esercito continua ad avanzare verso il centro della capitale su più di un asse, aggiungendo che la battaglia potrebbe essere risolta in qualsiasi momento. A detta del portavoce, al momento tutto sta proseguendo, soprattutto a Sud e a Sud-Est di Tripoli, secondo i piani previsti. Al-Mismari ha poi sottolineato che la battaglia di Tripoli non si fermerà fino al raggiungimento degli obiettivi stabiliti e porterà alla liberazione dal dominio delle milizie armate. Il combattimento, a detta del portavoce, non riguarda più soltanto la Libia, bensì tutti i Paesi del mondo.

Nelle ultime ore, l’LNA è riuscito ad avanzare, in particolare, sulla strada verso l’aeroporto, oltre che sugli assi di Ain Zara e Zahra, formando un cordone di sicurezza nel Sud della capitale. Di fronte a tale scenario, sempre il 18 dicembre, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli e primo ministro, Fayez al-Sarraj, ha discusso con il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, della necessità di mobilitare tutte le forze del Paese e di rimanere vigili contro l’avanzata di Haftar.

A tal proposito, le procedure di sicurezza e il coordinamento con l’esercito di Tripoli sono stati rafforzati, con l’obiettivo di salvaguardare la vita dei civili. In alcune città della Libia centrale e occidentale, tra cui Misurata, Al-Zawiya e Zliten, hanno annunciato la piena mobilitazione delle proprie forze, anche quelle di emergenza, con il fine di reprimere qualsiasi aggressione di Haftar ed un conseguente eventuale ritorno della dittatura nel Paese.

Sono 11 gli assi di combattimento che vedono le forze tripoline scontrarsi con l’esercito di Haftar. In particolare, vi è al-Khalatat, considerato il più vicino al centro della capitale, verso cui le forze dell’LNA stanno cercando di dirigersi passando per il quartiere di Abu Salim. Le battaglie, invece, si sono concentrate presso il campo di Hamza, a 15 km da Tripoli. Il secondo asse è Yarmouk, da cui Haftar cerca di raggiungere Salah al-Din e Farnaj. Vi è poi Ain Zara, a circa 20 km a Sud di Tripoli, con l’obiettivo di arrivare all’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico attivo a Tripoli. Wadi al-Rabie si trova, invece, nel Sud di Ain Zara, a 25 km dalla capitale ed è qui che Haftar evita di essere accerchiato.

Altri assi comprendono Al-Zatarna, a Sud della regione di Tajura, a 45 km a Est di Tripoli, che le forze di Haftar mirano ad ostacolare per impedire l’arrivo di rinforzi militari e logistici provenienti da Misurata. Vi sono poi Ramla, al-Tawysha, al-Kajirma, nei pressi dell’aeroporto. Non da ultimo, ulteriori fronti di combattimento comprendono Al-Sa’idia, a Nord della città di Aziziyah, e al-Hira, in direzione di Gharyan. Infine, la stessa città di Aziziyah rappresenta uno degli assi principali, al momento ancora sotto il controllo delle forze tripoline.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Negli ultimi mesi, le linee di combattimento sono cambiate poco. Ciascuna parte ha continuato ad attaccarsi a vicenda, sia via terra sia via aerea e l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

In tale quadro, il 12 dicembre scorso, Haftar ha annunciato l’inizio di una nuova “battaglia decisiva”. Per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”.

La Libia è poi in attesa della cosiddetta conferenza di pace di Berlino, un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, e che probabilmente avrà luogo ad inizio 2020. Con tale meeting, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, UAE, Egitto ed altri, si mira ad invitare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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