India: blocco delle città, centinaia di manifestanti arrestati

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 10:35 in Asia India

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Gli indiani stanno sfidando il divieto di assemblea imposto da Nuova Delhi, mentre le proteste contro la legge sulla cittadinanza continuano, con un bilancio totale di 6 morti e centinaia di arrestati. 

Centinaia di persone sono state arrestate, giovedì 19 dicembre, a Nuova Delhi e a Bangalore, per aver sfidato il divieto di assemblea imposto dal governo indiano nell’intero stato dell’Uttar Pradesh, il più popoloso dell’India, e in alcune zone del Nord-Est del Paese. Due importanti società di telecomunicazioni indiane, Vodafone e Airtel, hanno dichiarato di aver tagliato i servizi di telefonia mobile in alcune parti di Nuova Delhi per ordine del governo. Sempre nella capitale, 14 stazioni della metropolitana sono state chiuse, tra cui una nei pressi della questura, che era stata assediata dai manifestanti all’inizio della settimana. Nelle proteste del 19 dicembre, numerosi manifestanti sono stati ripresi mentre venivano trascinati via mentre portavano cartelli e cantavano slogan. 

Tra le persone arrestate a Bengaluru c’è lo storico di fama internazionale, Ramachandra Guha. “Sto protestando non violentemente, ma ci stanno fermando lo stesso”, ha dichiarato Guha. Nello Stato settentrionale di Bihar, i manifestanti hanno manifestato bloccando diverse stazioni ferroviarie e autostrade nazionali. I partiti di sinistra nello Stato del Bengala Occidentale hanno annunciato nuove proteste. Nella capitale finanziaria, Mumbai, le star di Bollywood hanno annunciato che si uniranno a una protesta organizzata in gran parte da studenti e giovani professionisti, il pomeriggio il 19 dicembre. Il regista e attore, Farhan Akhtar, ha twittato il 18 dicembre che “il tempo di protestare solo sui social media è finito”.

La polizia della capitale ha imposto la Sezione 144 del codice di procedura penale indiano nel distretto Nord-orientale della città, che proibisce gli assembramenti si più di 5 persone. Le proteste sono partite dalle università del Paese per poi diffondersi. Più di 100 studenti sono rimasti feriti dopo che la polizia ha preso d’assalto le università Jamia Millia Islamia (JMI) e Aligarh Muslim University (AMU), tra il 15 e il 16 dicembre. Almeno 10 persone sono state arrestate e circa 100 persone sono rimaste ferite, molte delle quali sono studenti. Il 16 dicembre, alcuni manifestanti dell’Università di Delhi hanno affermato che gruppi di studenti di destra, legati al Bharatiya Janata Party (BJP) del Primo Ministro Narendra Modi, stavano cercando di intimidirli per aver protestato contro la legge sulla cittadinanza. Raniya Zulaikha, uno studente di scienze politiche del Ramjas College, ha affermato che alcuni di questi sono entrati nel campus affermando che chiunque protestasse avrebbe dovuto lasciare il Paese o andare in Pakistan. 

Le proteste in India sono scoppiate quando il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani, sulla base della propria fede. Inoltre, tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, fortemente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

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Maria Grazia Rutigliano  

 

di Redazione

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