Armenia, Pashinyan: riconoscimento del genocidio è garanzia di sicurezza

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 9:52 in Armenia Turchia USA e Canada

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Il Primo Ministro Nikol Pashinyan ha ringraziato il Congresso degli Stati Uniti per aver riconosciuto il genocidio armeno del 1915 nella Turchia ottomana, affermando che le risoluzioni adottate dalla Camera il 30 ottobre e dal Senato il 12 dicembre contribuiranno a ridurre le minacce alla sicurezza dell’Armenia.

“A nome del popolo armeno voglio esprimere parole di apprezzamento per tutti i membri del Senato degli Stati Uniti” – ha detto Pashinyan. “Voglio inoltre ribadire parole di apprezzamento ai membri della Camera dei rappresentanti. Come sapete, anche la Camera dei rappresentanti ha adottato alla fine di ottobre una risoluzione che riconosce il genocidio armeno”.

“Per noi, il riconoscimento internazionale del genocidio armeno ha anche una componente di sicurezza” – ha detto il premier parlando a Erevan. “Questo processo è importante in termini di garanzia della sicurezza del nostro paese e degli abitanti dell’Armenia”.

Pashinyan ha accusato che il negazionismo del genocidio da parte della Turchia, unito al blocco economico imposto da Ankara all’Armenia costituisce “una grave minaccia” alla sicurezza del suo paese. Il premier ha inoltre accusato Ankara di perseguire “politiche aggressive” nei confronti di quasi tutti gli altri vicini della Turchia.

“La comunità internazionale dovrebbe esprimere una posizione chiara sulle azioni della Turchia e anche incoraggiarla a rivalutare e riconsiderare il suo ruolo nella nostra regione” – ha affermato Pashinyan.

In una risoluzione presentata dal senatore democratico del New Jersey Bob Menendez e approvata all’unanimità giovedì 12, il Senato degli Stati Uniti ha dichiarato che “è politica degli Stati Uniti commemorare il genocidio armeno attraverso il riconoscimento e il ricordo ufficiali”.

“Approvando la mia risoluzione sul genocidio armeno, il Senato ha finalmente preso posizione per confermare la storia: quello che è successo dal 1915 al 1923 è stato – senza ombra di dubbio – un genocidio. Non ci sono altri termini per definirlo. Non c’è eufemismo. Non è possibile evitarlo” – aveva affermato Menendez, concludendo: “Trascurare la sofferenza umana non rappresenta chi siamo. Non è ciò che rappresentiamo come nazione. Siamo migliori di così, e la nostra politica estera dovrebbe sempre riflettere questo. Sono oltremodo onorato di far parte di questo importante momento della nostra storia”.

Il governo turco ha condannato con forza la risoluzione; il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha definito il voto del Senato di Washington uno “spettacolo politico” che “non ha alcuna validità”. “Questa risoluzione del Senato è uno degli esempi vergognosi di politicizzazione della storia” – si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri turco. Ankara ritiene che gli armeni uccisi tra il 1915 e il 1923 nell’Impero Ottomano siano “vittime di guerra”, deceduti nel quadro della Prima guerra mondiale e dei successivi conflitti in Anatolia.  Per placare l’ira turca il Dipartimento di Stato in un comunicato emesso il 17 dicembre ha reso noto che, nonostante la risoluzione del Senato, “la posizione dell’Amministrazione Trump in merito al genocidio armeno non è cambiata”.

La risoluzione ha, al contrario, suscitato emozione e soddisfazione in Armenia e nelle diverse comunità della diaspora armena in tutto il mondo. Pashinyan l’ha definito un “evento storico” subito dopo l’approvazione giovedì 12 dicembre.

“Questo è un omaggio alla memoria di 1,5 milioni di vittime del primo genocidio del XX secolo e un passo coraggioso nella promozione dell’agenda di prevenzione. #NeverAgain” – aveva twittato in inglese il primo ministro armeno commentando a caldo il voto del Senato statunitense.

Pashinyan ha chiarito che, proprio come i precedenti governi armeni, la sua amministrazione punta alla normalizzazione delle relazioni turco-armene “senza condizioni preliminari”. “Abbiamo detto che per noi il riconoscimento del genocidio armeno non è parte dell’agenda delle nostre relazioni con la Turchia” – ha affermato.

La Turchia continua a subordinare lo stabilimento di relazioni diplomatiche e l’apertura del confine con l’Armenia a una soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh accettabile per l’Azerbaigian. I governi turchi succedutisi dal 1994 a oggi ribadiscono regolarmente questa come condizione preliminare a qualsiasi negoziato con Erevan.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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