Algeria: il neopresidente presta giuramento

Pubblicato il 19 dicembre 2019 alle 14:54 in Africa Algeria

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Il neopresidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, il 19 dicembre, ha prestato giuramento in una cerimonia tenutasi nella capitale Algeri, presso il Palazzo dei Congressi.

Abdelmadjid Tebboune ha vinto con il 58,15 % dei voti alle ultime elezioni presidenziali in Algeria, svoltesi il 12 dicembre. Egli ha alle spalle una carriera politica lunga quattro decenni, durante la quale ha ricoperto diverse posizioni ufficiali, tra cui la carica di primo ministro, sotto l’amministrazione dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika. Per tale motivo, è considerato uno dei cosiddetti “simboli” di quel regime che la popolazione algerina cerca di rovesciare da mesi.

Nel suo discorso del 19 dicembre, Tebboune si è impegnato a porsi a servizio del Paese per i prossimi cinque anni, prestando giuramento dinanzi al primo presidente della Corte suprema e dando così inizio al suo mandato. Il neopresidente ha affermato che profonderà sforzi per attuare nuove riforme politiche ed economiche. In primis, una riforma costituzionale, con l’obiettivo principale di salvaguardare l’Algeria da regole individuali. Tebboune si è poi detto pronto a soddisfare le esigenze del movimento popolare, a diversificare l’economia e contrastare la corruzione.

Oltre a lodare l’esercito e le forze algerine, Tebboune ha fatto riferimento alle proteste che caratterizzano il Paese dal 22 febbraio scorso. Di fronte a tale perdurante scenario, il neopresidente ha dichiarato di voler attuare un vero cambiamento politico nel minor tempo possibile e, pertanto, la riforma costituzionale potrebbe verificarsi anche nel giro di mesi o addirittura settimane. Per il capo di Stato neoeletto, un emendamento costituzionale rappresenterà un tassello fondamentale di una nuova repubblica. Con tale modifica, verranno stabiliti dei termini temporali precisi per il mandato di ciascun presidente, sebbene rinnovabili, oltre a definire dei criteri precisi per i futuri candidati. Inoltre, verranno ridimensionati i poteri del capo di Stato e si preserverà la repubblica da decisioni e regole individuali. Il fine ultimo, ha sottolineato Tabboune, è la separazione dei poteri.

Il neopresidente ha inoltre dichiarato che le nuove riforme non consentiranno alcuna immunità a coloro che sono condannati per corruzione e che, invece, verranno perseguiti penalmente. Inoltre, si mirerà a salvaguardare le libertà individuali e collettive, i diritti umani, la libertà di espressione, anche dei mezzi di comunicazione, e il diritto di manifestare. Altri impegni assunti comprendono una “moralizzazione” della vita politica e la criminalizzazione dei reati di abuso di ufficio, corruzione e spreco o manomissione di denaro pubblico. Impegni che, se portati a termine, aumenteranno il prestigio dello Stato.

Il capo di Stato ha poi sottolineato la necessità di superare le attuali problematiche politiche e di riorganizzare le priorità nazionali attraverso l’adozione di una strategia globale basata su una chiara visione politica. Sul versante economico, sono state promesse riforme in ambito fiscale, oltre a misure volte a creare un’economia nazionale diversificata che crei benessere sociale. Altri impegni riguardano una migliore assistenza sanitaria e lo sviluppo del sistema d’istruzione. Il fine ultimo, a detta di Tebboune, è ripristinare la fiducia della popolazione algerina, affinché questa possa vivere una vita dignitosa e ritrovare un senso di appartenenza al proprio Paese.

Per quanto riguarda la politica estera, il neopresidente algerino ha affermato che la diplomazia algerina metterà al primo posto gli interessi del Paese, e che verrà respinto qualsiasi tentativo di ingerenza esterna. Circa la crisi libica, Tebboune ha manifestato preoccupazione e interesse, invitando il popolo libico ad unirsi su un unico fronte. Il capo di Stato ha anche parlato della questione palestinese, che secondo lui è una costante della politica estera algerina, affermando che il suo Paese sostiene i palestinesi nel loro diritto di costruire il loro Stato con Gerusalemme come capitale. Infine, l’Algeria continuerà a partecipare alle iniziative internazionali di lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera.

Tebboune dovrà riconquistare la fiducia del popolo algerino, che sin dal 22 febbraio ha richiesto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente Bouteflika e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, costretto a dimettersi il 2 aprile scorso, dopo circa 20 anni di potere, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Oltre ad essere state considerate una “farsa”, le ultime elezioni rappresentano, per gli algerini, un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’ex presidente. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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