Praga: licenziato il capo della cybersecurity, proteste contro il premier

Pubblicato il 18 dicembre 2019 alle 17:38 in Europa Repubblica Ceca

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Il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, ha licenziato il capo della sicurezza cibernetica del Paese, Dusan Navratil. Nel frattempo, Praga torna a protestare per chiedere le dimissioni del suo primo ministro.

Per la seconda settimana consecutiva, il premier della Repubblica Ceca è stato al centro delle proteste dei cittadini cechi, i quali, martedì 17 dicembre, sono scesi in piazza per chiedere le sue dimissioni. A renderlo noto è stato Reuters, il quale ha altresì specificato che le proteste giungono in seguito alla riapertura del fascicolo sulle accuse di frode contro Babis da parte della procura della Repubblica Ceca, dopo che Bruxelles aveva confermato le accuse di conflitto di interesse contro il premier di Praga.

Nello specifico, la Commissione europea aveva rilasciato un report, il quale aveva come oggetto la holding finanziaria Agrofert, fondata da Babis nel 1993 e operante nel settore agricolo, alimentare, chimico, energetico, logistico, delle comunicazioni e delle costruzioni. Secondo il report della Commisisone europea, il premier della Repubblica Ceca aveva affidato nel 2017, quindi prima della sua elezione, Agrofert a fondi fiduciari. Tuttavia, per l’accusa non è chiaro se il primo ministro benefici ancora dei profitti dell’Agrofert, i cui asset, secondo le stime, hanno un valore di circa 3.5 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda invece il fascicolo riaperto dalla magistratura in riferimento alle accuse di frode, tali accuse fanno riferimento ai fondi europei ottenuti dalla Stork Nest, azienda agricola facente parte del gruppo Agrofert. La Stork Nest aveva beneficiato dei fondi europei per le piccole e medie imprese, ottenendo circa 2 milioni di euro da Bruxelles. Per l’accusa, però, ciò era stato possibile perché Babis aveva occultato di essere il proprietario della Stork Nest, essendo questa di proprietà del gruppo fondato dal premier.

In seguito alla riapertura del fascicolo, avvenuta lo scorso 4 dicembre, martedì 11 oltre 50.000 manifestanti si erano riuniti a Piazza San Venceslao, a Praga, per chiedere che Babis si dissoci totalmente dai propri interessi economici oppure annunci le proprie dimissioni entro la fine dell’anno.

In maniera simile, martedì 11 dicembre, un numero minore di manifestanti, circa 15.000 persone, ha nuovamente protestato contro il primo ministro, il quale, da parte sua, ha più volte ribadito di aver rispettato tutti gli obblighi legali. Secondo quanto previsto dalla legge ceca, nello specifico, l’affidamento della Agrofert a fondi fiduciari effettuato nel 2017 rispetta quanto prevede il diritto ceco sul conflitto di interessi.

Nella stessa giornata, Babis ha inoltre deciso di licenziare il capo dell’Agenzia per la sicurezza cibernetica del Paese, la NUKIB, organo centrale dell’Amministrazione ceca dedito alla cybesecurity e alla protezione di informazioni classificate nel settore dei sistemi informativi e della comunicazione.  Il licenziamento di Dusan Navratil giunge in seguito a una lunga disputa in merito alle potenziali minacce poste in materia di sicurezza cibernetica da parte dei colossi cinesi delle telecomunicazioni Huawei e ZTE.

Tale disputa si è intensificata da quando,  il 17 dicembre 2018, la NUKIB aveva pubblicato un avviso ufficiale in merito all’uso di programmi o apparecchiature di due aziende cinesi, Huawei e ZTE, e delle loro collegate, a causa delle minacce poste in materia di cybersecurity. Nel fornire le proprie motivazioni, la NUKIB aveva dichiarato che la struttura della Cina prevede che le aziende collaborino nel raggiungimento degli interessi di Pechino, inclusa la partecipazione ad operazioni di intelligence. In tale contesto, aveva allertato la NUKIB, “la Cina promuove attivamente i propri interessi nel territorio della Repubblica Ceca, conducendo anche attività di spionaggio e interferenza”.

Ciò, però, aveva attirato le critiche del presidente ceco, Milos Zeman, promotore di apertura politica verso Mosca e Pechino, il quale aveva raccomandato all’agenzia di focalizzarsi sull’individuazione dei gruppi jihadisti presenti nel Paese.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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