Macron presto in visita in Costa d’Avorio e Niger

Pubblicato il 18 dicembre 2019 alle 13:51 in Africa Francia

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La presidenza francese ha rivelato, martedì 17 dicembre, che Emmanuel Macron ha in programma di intraprendere un tour a due tappe nell’Africa Occidentale per affrontare la questione della sicurezza nel Sahel. Il presidente visiterà prima la Costa d’Avorio e successivamente si recherà in Niger. La visita a Niamey è stata fissata per il 22 dicembre. Qui Macron incontrerà la sua controparte nigerina, Mahamadou Issoufou, e con lui affronterà la questione dell’antiterrorismo nel Sahel, per la prima volta dopo l’offensiva jihadista condotta l’11 dicembre contro una base militare del Paese, in cui sono morti 71 soldati nigerini. Il capo dell’Eliseo trascorrerà alcune ore sul luogo dell’incidente per partecipare alla cerimonia di commemorazione funebre. Resta ancora da capire se si fermerà ad incontrare le truppe francesi stanziate in Niger nell’ambito dell’operazione Barkhane, come fatto nel dicembre 2017.

La visita in Costa d’Avorio è invece programmata per il 20 o il 21 dicembre. Ad Abidjan, Macron incontrerà il presidente Alassane Ouattara.

L’incontro con i leader africani preparerà il campo al tanto atteso meeting sulla sicurezza che è stato organizzato per il 13 gennaio nella città francese di Pau. Al vertice parteciperanno i capi di Stato dei 5 principali Paesi africani del Sahel, ovvero Niger, Ciad, Mauritania, Mali e Burkina Faso. Il summit è stato richiesto dal presidente Macron dopo l’incidente aereo che ha coinvolto due elicotteri francesi entrati in collisione sui cieli del Mali il 25 novembre. A seguito dell’impatto, tutti e 13 i soldati a bordo dei velivoli sono rimasti uccisi. I 4.500 militari francesi presenti nel Sahel si trovano al momento impantanati, senza indicazioni precise su come muoversi. Inoltre, crescono nella regione le voci critiche e aumenta sempre di più il dissenso nei confronti delle mosse di Parigi, giudicate inadatte a riportare la stabilità e la sicurezza. “Voglio che i leader del Mali, del Niger, del Burkina Faso, del Ciad e della Mauritania chiariscano e formalizzino le loro richieste riguardo alla Francia e alla comunità internazionale: vogliono la nostra presenza e ne hanno bisogno? Voglio risposte chiare a queste domande”, aveva affermato Macron in conferenza stampa dopo il vertice della NATO a Londra, mercoledì 4 dicembre. “Non posso avere truppe francesi sul territorio se c’è ambiguità da parte delle autorità nei confronti dei movimenti antifrancesi”, aveva aggiunto. Mentre nel 2013 le truppe francesi erano state accolte con speranza e positività nella regione, dopo essere riuscite a respingere l’occupazione islamista della capitale del Mali, Bamako, con il tempo sono aumentate le proteste e le voci che chiedevano alla Francia di andarsene o la accusavano di sfruttare il territorio per i loro vantaggi economici. 

L’incontro di Pau era stato inizialmente fissato al 16 dicembre, ma, per volere del presidente nigerino, Macron ha acconsentito a posticipare la data visto lo stato di shock provocato nel Paese dalla morte dei 71 soldati. In merito all’incontro con i leader africani, il capo dell’Eliseo aveva affermato, sempre il 4 dicembre: “La loro risposta è oggi una condizione necessaria affinché le nostre truppe rimangano”.

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. Si tratta di un corpo antiterrorismo lanciato nel febbraio del 2017, con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nord-occidentale e per contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Le aree di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Il Country Report on Terrorism 2018 riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS) e l’ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), oltre a JNIM, ad al-Mourabitoun, ad Ansar al-Dine e al Fronte di Liberazione della Macina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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