Libia: Di Maio riferisce alla Camera

Pubblicato il 18 dicembre 2019 alle 20:30 in Italia Libia

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Il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha risposto all’interrogazione parlamentare alla Camera all’indomani della sua visita di Stato ufficiale in Libia.

È quanto annunciato, mercoledì 18 dicembre, dal Ministero degli Affari Esteri, il quale ha altresì rivelato i dettagli dell’interrogazione parlamentare.

Il primo tema affrontato da Di Maio riguarda la rilevanza strategica della Libia per l’Italia. A tal proposito, il ministro degli Esteri ha riconosciuto l’inasprirsi del conflitto in Libia, dove si sta verificando una guerra per procura. Ciò, tuttavia, rappresenta uno scenario opposto alla prospettiva italiana, la quale mira a evitare ogni ostilità fisica, nella speranza di perseguire una soluzione politica con un approccio che sia inclusivo di tutte le parti coinvolte nel conflitto e degli attori vicini al Paese nordafricano.

È in tale cornice che, come sottolineato dallo stesso ministro, la visita di Stato in Libia si è posta quale occasione per incontrare gli esponenti di ambo le fazioni, ovvero sia del governo tripolino, sia di quello di Tobruk. Per quanto riguarda il governo internazionalmente riconosciuto, Di Maio ha incontrato il Presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj, insieme al Vicepresidente, Ahmed Maitig e al Ministro degli Esteri del Governo di accordo nazionale, Mohammed Siala. In riferimento invece al governo di Tobruk, Di Maio ha incontrato a Bensasi il generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, e a Gubba il capo del Parlamento libico di Tobruk, Aguila Saleh.

Stando a quanto riferito dallo stesso ministro, a tutte le figure incontrate è stato richiesto di intervenire per il raggiungimento di una immediata de-escalation del conflitto, soprattutto in vista della Conferenza di Berlino, la quale potrà tenersi all’inizio del 2020.

A tal proposito, Di Maio ha dichiarato che per l’Italia si rivela indispensabile l’adozione di un approccio comune da parte dell’UE e che coinvolga Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Roma, ha dichiarato Di Maio, intende acquisire nuovamente “il suo ruolo naturale di attore primario nel Mediterraneo” e in linea con ciò sarà il ministro degli Esteri stesso a contattare i principali attori internazionali.

In aggiunta, Di Maio ha rivelato di voler nominare un inviato speciale per la Libia, al fine di mantenere una linea di contatto diretta e costante con le autorità del Paese nordafricano.

Inoltre, il ministro ha annunciato di avere intenzione di proporre l’invio di una missione europea in Libia, la quale richiederà la collaborazione del nuovo Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrel, in carica dallo scorso 1 dicembre.

Più nel dettaglio, invece, in riferimento al vertice con i rappresentanti del governo tripolino, Di Maio ha annunciato di aver espresso la posizione dell’Italia in merito all’accordo siglato lo scorso 27 novembre tra Libia e Turchia in merito alla definizione dei confini marittimi. A tale riguardo, il ministro ha dichiarato di avere forti riserve e che i Memorandum tra Tripoli e Ankara “complicano ulteriormente uno scenario già particolarmente complesso”.

Per quanto invece riguarda il generale Haftar e il presidente del Parlamento di Tobruk, Di Maio ha rivelato di aver richiesto il raggiungimento di una soluzione politica e diplomatica.

A entrambe le fazioni, inoltre, Di Maio ha dichiarato di aver ribadito la necessità del rispetto dei principi dell’unità, sovranità e integrità territoriale della Libia, insieme al rifiuto delle interferenze esterne e il rispetto dell’embargo delle Nazioni Unite e del mandato dell’inviato ONU, Ghassan Salamé.

È in linea con tali principi che il ministro italiano ha inoltre annunciato le 4 linee che guideranno l’azione dell’Italia in Libia.

La prima prevede il consolidamento del ruolo dell’Italia, il quale sarà raggiungibile grazie alla nomina di un inviato speciale del Ministero degli Esteri. Il secondo obiettivo è il rafforzamento del ruolo dell’UE e degli Stati membri che sono maggiormente interessati dal dossier libico. In terzo luogo, Di Maio ha annunciato di voler mantenere il dialogo con i grandi partner internazionali, quali, in primo luogo, Stati Uniti, Russia e Turchia. Infine, l’Italia promuoverà una maggiore e migliore inclusione dei Paesi vicini alla Libia, i quali dovranno essere coinvolti nei processi internazionali, tra cui la Conferenza di Berlino.

Infine, Di Maio ha avuto modo di esporsi in merito al Memorandum d’intesa siglato con Tripoli nel 2017 e in scadenza nel febbraio 2020, con il quale l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare. In merito al Memorandum, Di Maio ha annuncaito che l’accordo verrà mantenuto attivo e migliorato. A tal proposito, il ministro italiano ha annunciato di aver avviato una discussione con Serraj e Siala, al fine di collaborare al miglioramento delle condizioni dei centri di detenzione.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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