Rep. Dem. del Congo: la violenza dei gruppi ribelli provoca 43 morti in soli 2 giorni

Pubblicato il 17 dicembre 2019 alle 12:45 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Gruppi di ribelli appartenenti alle Forze Democratiche Alleate hanno scatenato, nel fine settimana, un’ondata di attacchi nella Repubblica Democratica del Congo, uccidendo almeno 43 persone nella regione orientale del Paese. È quanto ha riferito, lunedì 16 dicembre, l’organizzazione congolese per la difesa dei diritti umani, CEPADHO, la quale avrebbe attribuito l’escalation di attacchi alla nuova offensiva militare intrapresa dalle forze di sicurezza del Paese. In alcuni casi, ha sottolineato l’ONG, i ribelli sono andati porta a porta a uccidere tutti coloro che si trovavano davanti. L’obiettivo dei militanti sarebbe quello di terrorizzare la popolazione locale al punto da costringerli a chiedere la fine delle operazioni antiterroristiche, sostiene il presidente di CEPADHO, Omar Kavotha. L’insicurezza nell’area ha già portato gli abitanti della regione di Beni a protestare contro la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite giudicata incapace di proteggere adeguatamente i civili. Altri gruppi armati dell’area, come le milizie Mai Mai, potrebbero poi trarre vantaggio dalla situazione di caos e disagio per condurre propri attacchi nella regione.

Nella notte di sabato 14 dicembre, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in un villaggio di Beni, uccidendo almeno 22 persone, di cui 13 donne. Anche in questo caso, i responsabili dell’attentato sono stati gli uomini delle Forze Democratiche Alleate. L’organizzazione, di matrice jihadista e legata allo Stato Islamico da presunti rapporti di affiliazione, è stata fondata in Uganda nel 1995 e realizza spesso attentati nella regione circostante Beni. Secondo le stime delle autorità locali, dall’1 novembre al 16 dicembre 2019, le FDA hanno realizzato attentati che hanno causato la morte di oltre 100 persone.

Diverse milizie operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre, un giorno dopo l’attacco condotto da alcuni militanti contro un villaggio della città di Beni. In tale occasione, 8 persone erano morte e molte altre erano rimaste ferite. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping. In quella giornata, i manifestanti hanno attaccato diversi edifici dell’ONU e hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco, scatenando la risposta delle forze armate. Negli scontri con gli agenti di sicurezza, circa 4 persone sono rimaste uccise. Le proteste si sono diffuse anche a Butembo, 57 km a Sud di Beni, dove un manifestante è stato ucciso, martedì 26 novembre, dopo violenti scontri con le forze di sicurezza. Secondo il sindaco di Butembo Sylvain Kanyamanda, i dimostranti, per lo più giovani, hanno tentato di attaccare alcuni membri del personale delle Nazioni Unite presso il centro di accoglienza di Kikyo. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. Mercoledì 27 novembre, i manifestanti della città di Goma hanno bloccato la strada principale che porta a Beni e anche qui, come riferito da diverse fonti locali, gli agenti di polizia hanno usato gas lacrimogeni e sparato proiettili veri in segno di avvertimento.

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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