Pakistan lancia un allarme per i rifugiati dell’India

Pubblicato il 17 dicembre 2019 alle 17:41 in India Pakistan

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Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha affermato che milioni di musulmani indiani saranno costretti a lasciare il Paese a causa della situazione in Kashmir e della nuova legge sulla cittadinanza. Poi, si è detto preoccupato di un possibile conflitto con Nuova Delhi. 

Secondo il premier pakistano si prospetta quella che ha definito “una crisi di rifugiati che farà impallidire le altre crisi”. Tali dichiarazioni sono state rilasciate il 17 dicembre in occasione del Forum Globale sui Rifugiati di Ginevra. A tale proposito, Khan ha affermato che il suo Paese non sarà in grado di accogliere più rifugiati e ha esortato la comunità internazionale a “intervenire ora”. “Noi in Pakistan non siamo solo preoccupati che ci sarà una crisi di rifugiati. Siamo preoccupati che ciò possa portare a un conflitto, un conflitto tra due Paesi dotati di armi nucleari”, ha aggiunto Khan.

Il Parlamento indiano ha approvato, l’11 dicembre, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani, sulla base della propria fede. Inoltre, tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, fortemente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Nello Stato di Assam, nel Nord del Paese, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti e almeno 3 persone sono morte nelle manifestazioni del 15 dicembre in tale regione. 

I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. Inoltre, numerosi movimenti contro la presenza di immigrati irregolari sono nati ad Assam nell’ultimo decennio. L’esistenza di tali gruppi potrebbe aumentare il livello di violenza del conflitto. Infine, il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza. In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India

Inoltre, i contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. La regione è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità.  Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato nella regione, pianificato, a loro avviso, dai militanti separatisti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali. La situazione è precipitata quando il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate da violenze e scontri tra forze di sicurezza e manifestanti. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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