Nicaragua: opposizione divisa su uno sciopero indefinito contro Ortega

Pubblicato il 17 dicembre 2019 alle 12:41 in America Latina America centrale e Caraibi

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La convenienza di uno sciopero nazionale indefinito come metodo di pressione sul governo di Daniel Ortega divide le forze di opposizione nicaraguensi da più di un anno. Le posizioni vanno da coloro che credono che uno sciopero nazionale possa essere un colpo duro se non definitivo per il governo sandinista di Ortega ai più conservatori che ritengono possa causare più danni a coloro che lo promuovono che al governo. “Sarebbe come spararsi al ginocchio per causare dolore al nemico” –  ha esemplificato il quotidiano La Prensa in uno dei suoi editoriali.

Dall’aprile 2018, quando sono scoppiate le proteste contro Daniel Ortega, in Nicaragua sono stati condotti quattro scioperi nazionali a breve termine. Il primo è durato 24 ore consecutive, il 14 giugno 2018, il che ha paralizzato il 90% dell’attività commerciale e industriale del paese centroamericano. L’ultimo si è tenuto lo scorso 23 maggio con meno successo, secondo gli organizzatori, a causa delle molestie e delle minacce messe in pratica da polizia e bande paramilitari sandiniste sin dal giorno prima.

Secondo José Adán Aguerri, presidente del Consiglio superiore delle imprese private (COSEP), la Confindustria nicaraguense, uno sciopero nazionale non dovrebbe essere visto come “il proiettile d’argento” che da solo “ucciderebbe la bestia”, ma come “un concorso di diverse azioni che si possono condurre prendendo in considerazione la situazione, le circostanze e tenendo conto degli obiettivi che si intende raggiungere”.

L’industriale riconosce che esiste un settore della popolazione che fa pressione sugli uomini d’affari perché vedono nello sciopero nazionale una risposta alla crisi in Nicaragua. “Sì, c’è pressione. Ovviamente c’è una pressione da parte dei giovani, che vorrebbero vedere risposte più rapide alla situazione che stiamo affrontando, c’è una domanda da parte di persone che non si trovano nel paese. Lo sciopero è una realtà, che è lì, è stata utilizzata già quattro volte con esiti contrastanti e si devono valutare bene gli scenari”.

Dall’aprile 2018 l’economia nicaraguense è in costante calo a causa dell’instabilità politica causata dalle proteste dei cittadini e dalla risposta, spesso violenta, dell’esecutivo di Daniel Ortega e dei gruppi armati del Fronte Sandinista. Una missione del Fondo monetario internazionale (FMI) che ha recentemente visitato il paese ha stimato che per quest’anno il prodotto interno lordo del paese centroamericano diminuirà del 5,7%. Fino al 2017, il PIL del Nicaragua era cresciuto in media del 5% circa l’anno.

La Fondazione non governativa nicaraguense per lo sviluppo economico e sociale (Funides) afferma che l’anno scorso sono stati persi 178.000 posti di lavoro e quest’anno tra 49.000 e 61.000 altri posti di lavoro andranno persi. A questo bisogna aggiungere che circa mezzo milione di persone ha lasciato il paese negli ultimi 18 mesi, per la maggior parte giovani universitari con alta formazione diretti nel vicino Costa Rica o, in misura minore, negli Stati Uniti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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