Algeria: di fronte alle opposizioni, il neopresidente ricerca il dialogo

Pubblicato il 17 dicembre 2019 alle 10:12 in Africa Algeria

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Il maggiore partito politico algerino di orientamento islamista, il Movimento della Società per la Pace, ha accolto con favore la proposta del neopresidente, Abdelmadjid Tebboune, circa la promozione di un dialogo tra le diverse componenti politiche e sociali, volto a superare la crisi attuale.

Dal canto loro, partiti, organizzazioni e personalità dell’opposizione algerina hanno ribadito il proprio rifiuto dei risultati delle elezioni presidenziali e, quindi, la vittoria di Tebboune.  A tal proposito, la popolazione algerina è stata invitata a “resistere alla dittatura” in modo pacifico e a contrastare qualsiasi tentativo che miri ad ostacolare il perdurante movimento di protesta, in corso sin dal 22 febbraio scorso.

Abdelmadjid Tebboune ha vinto con il 58,15 % dei voti alle ultime elezioni presidenziali in Algeria, svoltesi il 12 dicembre. Egli ha alle spalle una carriera politica lunga quattro decenni, durante la quale ha ricoperto diverse posizioni ufficiali, tra cui la carica di primo ministro, sotto l’amministrazione dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Per tale motivo, è considerato uno dei cosiddetti “simboli” di quel regime che la popolazione algerina cerca di rovesciare.

Dopo solo tre mesi alla presidenza del Consiglio, da maggio ad agosto 2017, Tebboune fu licenziato a seguito di una disputa con Ali Haddad, un uomo d’affari vicino a Bouteflika, condannato di recente a sette anni di reclusione per corruzione. Nei suoi primi commenti pubblici dopo la vittoria, Tebboune ha affermato che “tenderà una mano” al movimento di protesta “per un dialogo, per costruire una nuova Algeria”. Parlando a una conferenza stampa, ha anche affermato che avvierà “consultazioni” sull’elaborazione di una nuova Costituzione che verrà sottoposta agli elettori in un referendum e ha anche promesso di introdurre riforme per ridurre le spese per le importazioni.

Le parole del neopresidente sono state considerate dal partito islamista un segnale positivo, volte a ridurre le tensioni che caratterizzano l’Algeria e ad aprire nuove prospettive di consenso popolare. Tuttavia, è stato affermato, la popolazione algerina ha già ascoltato discorsi simili dai precedenti politici che si sono susseguiti sul palcoscenico politico del Paese e, pertanto, sarà pronta a giudicare, con diffidenza, l’operato delle nuove figure attraverso le azioni concrete che promuoveranno.

Il partito ha invitato il neopresidente eletto ad adottare “misure urgenti”, la più importante delle quali è “proteggere le libertà individuali e collettive”, oltre a garantire la completa libertà e giustizia ed il rilascio dei manifestanti detenuti ingiustamente. Il Movimento della Società per la Pace è il più grande partito di opposizione nella prima camera del Parlamento, con 34 seggi su 462. Per le elezioni del 12 dicembre, ha deciso di non presentare alcun candidato, né di sostenerne qualcuno in particolare. Tra il 2004 e il 2012 ha, invece, fatto parte della coalizione presidenziale a sostegno di Bouteflika.

Nonostante le promesse, migliaia di manifestanti sono scesi di nuovo in piazza, sin da venerdì 13 dicembre, respingendo il risultato di un’elezione che hanno definito una “buffonata”, frutto altresì di un’elusione della vera volontà popolare. Per la popolazione algerina, una transizione democratica reale potrà realizzarsi solo quando usciranno di scena i rappresentanti del vecchio regime e quando il popolo stesso riguadagnerà la sua sovranità.

La serie di moti popolari in Algeria ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, costretto a dimettersi il 2 aprile scorso, dopo circa 20 anni di potere, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Oltre ad essere state considerate una “farsa”, le ultime elezioni rappresentano, per gli algerini, un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’ex presidente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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