Scontro Turchia-USA: Erdogan ipotizza la chiusura di 2 basi militari

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 11:36 in Turchia USA e Canada

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che Ankara potrebbe chiudere 2 basi militari in Turchia, a Incirlik e Kurecik, dove sono stanziate truppe statunitensi, “se necessario”.

“Discuteremo con le nostre delegazioni e, se necessario, potremmo chiudere Incirlik e Kurecik”, ha dichiarato Erdogan in un’intervista televisiva, domenica 15 dicembre. Quella di Incirlik è una base aerea nella provincia meridionale di Adana, mentre quella di Kurecik è una stazione radar nella provincia orientale di Malatya. In entrambe sono stanziate truppe statunitensi.

Annunciando tale ipotesi, il presidente turco ha citato la risoluzione approvata al Senato degli Stati Uniti che definisce le morti degli armeni in Turchia nel 1915 come “genocidio”.  Erdogan ha affermato che il disegno di legge è “completamente politico”, aggiungendo: “È molto importante per entrambe le parti che gli Stati Uniti non prendano misure irreparabili per le nostre relazioni diplomatiche”. “Ci dispiace che la polarizzazione della politica interna negli Stati Uniti abbia conseguenze negative per noi e che alcuni gruppi abusino dei recenti sviluppi per i propri interessi al fine di indebolire Trump”, ha commentato Erdogan. “Non staremo con le mani in mano. Lasciatemi dire molto chiaramente e apertamente: è possibile parlare dell’America senza menzionare gli indiani? È un momento vergognoso nella storia degli Stati Uniti. Cose simili sono successe in Africa. È possibile mettere da parte i massacri francesi in Ruanda, in Algeria?”, ha continuato. “Hanno trasportato schiavi dal Senegal agli Stati Uniti. Cosa faremo per spiegare questo alla comunità internazionale? Abbiamo documenti nel nostro archivio. Riveleremo che la storia dell’Occidente è una storia di razzismo e colonialismo. Con tutti questi massacri e genocidi, non possono dire nulla ad una Nazione che ha una storia orgogliosa come la nostra”, ha affermato Erdogan.

Solo il giorno prima, il 14 dicembre, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha sollevato la questione delle possibili sanzioni USA contro Ankara per l’acquisto di un sistema di difesa missilistico russo e ha ribadito che la Turchia risponderà a eventuali decisioni statunitensi. Parlando ad una conferenza nella capitale del Qatar, Doha, Cavusoglu ha dichiarato che la Turchia non annullerà il suo accordo con la Russia sul sistema missilistico S-400 “qualunque ne siano le conseguenze”. “Le sanzioni e il linguaggio minaccioso non funzionano mai. Ma se verranno applicate sanzioni, la Turchia dovrà rispondere”, ha dichiarato Cavusoglu. Tali dichiarazioni arrivano dopo che il Senato degli Stati Uniti ha approvato un ulteriore decreto per imporre sanzioni contro la Turchia per aver acquistato il sistema S-400 e per la sua recente operazione militare nel Nord della Siria. Il voto, che è stato immediatamente condannato dalla Turchia, è stato visto come l’ultima mossa per spingere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a portare avanti una linea più dura contro Ankara.

Il presidente turco ha poi fatto riferimento alla disputa riguardante lo sfruttamento delle risorse nel Mediterraneo orientale, sottolineando la ricca presenza di idrocarburi di tale area. Erdogan ha affermato che la Turchia sarebbe disposta a lavorare nella regione con società “forti nella comunità internazionale” e ha ricordato di aver stipulato un’intesa a tale proposito con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico, il 7 settembre. Tale accordo riguarda anche la sicurezza e la cooperazione militare tra Ankara e Tripoli ed è particolarmente importante dato che la capitale della Libia si trova sotto attacco da parte del generale di Tobruk, uomo forte di un governo rivale libico, dal 6 di aprile. Erdogan ha sottolineato che con tale accordo i diritti sia della Turchia sia della Libia sarebbero finalmente tutelati e che la Turchia non consentirebbe l’adozione di misure unilaterali rispetto alla situazione libica. Il presidente ha poi ribadito che la Turchia è “pronta a fornire ogni tipo di supporto alla Libia”.

La questione dei diritti di esplorazione nell’area rappresenta un ulteriore motivo di discussione tra Turchia e Cipro, nel Mediterraneo orientale. Ankara non riconosce Cipro come uno Stato e si oppone fermamente alle attività di esplorazione di quest’ultimo. Inoltre, per la Turchia, le aree della zona marittima a largo di Cipro, dove si verificano le operazioni di trivellazione, rientrano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno instaurato un proprio Stato nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Dall’altro lato, per Cipro sono gli Stati che si trovano nell’Est del Mediterraneo a godere dei diritti economici esclusivi su tali acque. La Turchia è già soggetta alle sanzioni dell’Unione europea per le navi alla ricerca di petrolio e gas al largo di Cipro, che non è riconosciuto dalla Turchia. In tale quadro si inserisce poi l’Egitto, il cui obiettivo è divenire un polo strategico per il commercio di gas naturale nella regione, utilizzando un gasdotto della Mediterranean Gas Company, di proprietà di imprenditori egiziani ed israeliani, in grado di trasportare gas da Cipro e Israele verso l’Europa. La stessa strategia è stata ideata altresì dalla Turchia, la quale mira a trasportare gas proveniente dall’Azerbaijan e dalla Russia verso l’Europa, passando per il Mar Nero e la Turchia, per mezzo di un gasdotto che, a detta di Erdogan, sarà messo in funzione nel mese di gennaio 2020.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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