RDC: Almeno 22 morti a Beni, probabile attentato jihadista

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 20:30 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 22 persone sono morte a Beni, in Repubblica Democratica del Congo, a causa di un attentato attribuito alle Forze Democratiche Alleate, organizzazione di matrice jihadista.

È quanto rivelato, domenica 15 dicembre, dal Deutsche Welle, il quale ha altresì aggiunto che le 22 vittime erano contadini e che tra loro vi sono 13 donne.

L’attentato, secondo quanto rivelato un funzionario del governo locale, Noella Katsongerwaki, è stato realizzato nella notte di sabato 14 dicembre, quando un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione a Beni, una città nella porzione orientale del Paese, frequentemente teatro di atti di violenza.

Stando a quanto riportato, le autorità locali hanno attribuito alle Forze Democratiche Alleate la responsabilità dell’attentato. A tale riguardo, Deutsche Welle informa che le Forze Democratiche Alleate sono una milizia islamista fondata in Uganda nel 1995 che spesso realizza attentati nella regione circostante Beni. Secondo le stime delle autorità locali, dall’1 novembre al 16 dicembre 2019, le FDA hanno realizzato attentati che hanno causato la morte di oltre 100 persone.

Per tentare di stabilizzare il Paese, nel 1999 l’ONU ha fondato la MONUSCO (Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo), la forza di peacekeeping attiva in tutto il Paese africano, nella cui parte orientale, secondo le stime, risultano tuttora attive circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti. Tali gruppi sono al centro della missione delle Nazioni Unite, le quali hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

La continua presenza delle milizie armate nella porzione orientale del Paese africano, nonostante la missione delle Nazioni Unite, ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre, un giorno dopo l’attacco condotto da alcuni militanti contro un villaggio della città di Beni. In tale occasione, 8 persone erano morte e molte altre erano rimaste ferite. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping. In quella giornata, i manifestanti hanno attaccato diversi edifici dell’ONU e hanno dato fuoco all’ufficio del sindaco, scatenando la risposta delle forze armate. Negli scontri con gli agenti di sicurezza, circa 4 persone sono rimaste uccise. Successivamente, le proteste si erano diffuse anche a Butembo, 57 km a Sud di Beni, e a Goma, a 357 km a Sud di Beni.

L’ultimo episodio di violenza risale al 5 dicembre, quando almeno 17 persone erano rimaste uccise in 2 attacchi separati compiuti da ribelli armati nelle regioni orientali del Paese. Il primo attacco aveva avuto luogo a Kolokoko, un sobborgo di Oicha. Il secondo, invece, era avvenuto nel villaggio di Mantumbi, circa 17 km ad Ovest di Oicha. Anche in tal caso, la violenza era stata attribuita al gruppo delle Forze democratiche alleate (ADF).

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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