Proteste in Iran: sale a 304 il bilancio delle vittime

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 15:13 in Iran Medio Oriente

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Sono almeno 304 i morti causati dalla violenta ondata di proteste in Iran. A riportarlo, l’organizzazione Amnesty International, il 16 dicembre.

In particolare, il riferimento va a quanto ha assistito l’Iran dal 15 al 18 novembre scorso, quando una forte mobilitazione popolare ha caratterizzato circa cento tra città e regioni, a seguito della decisione governativa, annunciata a sorpresa poco prima dello scoppio delle proteste, di imporre forti rincari sui prezzi del petrolio. L’obiettivo di Teheran era razionare le scorte del Paese, la cui economia è stata colpita dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, ai 304 morti sono da aggiungersi migliaia di feriti, causati per lo più da una forza eccessiva, definita “letale”, impiegata dalle forze dell’ordine nel tentativo di disperdere la folla e reprimere le proteste. Gli agenti di polizia sono stati altresì accusati di “massacrare” i manifestanti disarmati, che non rappresentavano, a detta dell’organizzazione, alcun pericolo. La dichiarazione di Amnesty parla altresì di una campagna di dura repressione e di un giro di vite messi in atto una volta terminate le proteste da parte delle autorità iraniane, con l’obiettivo di spaventare la popolazione e far sì che non si parli di quanto accaduto.

Il direttore di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa, Philip Luther, ha parlato di video orribili e testimonianze fornite da testimoni oculari, riguardanti altresì l’arresto di migliaia di manifestanti, studenti, giornalisti e attivisti. In particolare, secondo quanto riportato, immediatamente dopo le operazioni di repressione, in cui sono stati “massacrati” centinaia di partecipanti, le autorità iraniane avrebbero architettato una campagna di repressione su ampia scala così da incutere timore. Inoltre, è stato altresì dichiarato che la maggior parte dei morti è stata causata da colpi di pistola alla testa, al cuore e altri organi vitali. Secondo Amnesty, ciò indica che le forze di sicurezza aprivano il fuoco per uccidere.

Di fronte a tale scenario, Luther ha invitato la comunità internazionale ad agire e il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite è stato esortato a tenere un incontro speciale sull’Iran, con l’obiettivo di autorizzare le indagini sulle operazioni relative a uccisioni illegali di manifestanti, campagne di arresti, riguardanti anche adolescenti di 15 anni, sparizioni forzate e torture dei detenuti. Tutto con l’obiettivo di evitare ulteriori forme di abusi e maltrattamenti. Teheran, inoltre, è stata invitata a rilasciare tutti coloro che sono detenuti in modo arbitrario.

Le autorità iraniane, dal canto loro, hanno anche precedentemente respinto le accuse di Amnesty, parlando di dichiarazioni “prefabbricate” e definendo l’organizzazione per i diritti umani “faziosa”. Il governo di Teheran, sino ad ora, non ha mai pubblicato un bilancio ufficiale. Tra le dichiarazioni, è stato affermato che le autorità iraniane sono state in grado di riportare l’ordine nel Paese in pochi giorni e che le vittime delle proteste sono, in realtà, solo 5, tra cui 4 membri delle forze di sicurezza, uccisi dagli stessi “rivoltosi”.  Si prevede che sarà l’Istituto Nazionale di Medicina Forense iraniano a pubblicare un bilancio ufficiale.

Precedentemente, il 2 dicembre, Amnesty aveva affermato che il bilancio delle vittime delle proteste iraniane era di 208 morti, mentre dal dipartimento di Stato statunitense era giunta la notizia che il bilancio potrebbe salire a 1.000. Un monito è giunto anche dall’Unione Europea, il 9 dicembre. In tale data, l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, Josep Borrell, in una dichiarazione, ha affermato le autorità iraniane hanno violato la libertà dei cittadini e che le violente azioni di repressione, caratterizzate da una forza eccessiva, messe in atto sin dall’inizio dell’ondata di proteste, sono inaccettabili. In particolare, per il rappresentante europeo, riunirsi e mostrare il proprio malcontento di fronte alla situazione economica è un diritto fondamentale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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