Libia: l’esercito di Haftar verso Tripoli, Erdogan continua a sostenere al-Sarraj

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 11:26 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha affermato, il 15 dicembre, che l’offensiva volta a riprendere il controllo della capitale Tripoli continua.

L’affermazione si inserisce nel quadro della cosiddetta “battaglia decisiva”, annunciata da Haftar nella sera del 12 dicembre, quando, per la quarta volta in nove mesi, il generale ha affermato che è giunto il momento di liberare Tripoli da “traditori e terroristi”, dichiarando altresì di aver ordinato ai propri uomini di avanzare verso la capitale e che l’operazione militare non terminerà fino a quando non verranno smantellate le “milizie armate”.

In tale quadro, il 15 dicembre, le forze di Haftar hanno affermato di aver bombardato alcuni campi e siti impiegati dal governo tripolino per immagazzinare armi, munizioni e carburante, situati nel Sud di Tripoli. Inoltre, parallelamente all’avanzata delle milizie via terra, sono stati condotti tre attacchi aerei contro le postazioni della fazione opposta, situate sulla strada al-Matar.

I funzionari di entrambe le parti hanno descritto l’offensiva annunciata il 12 dicembre “diversa” rispetto a quelle condotte negli otto mesi precedenti. Un ufficiale militare al comando generale dell’Esercito Nazionale Libico ha dichiarato che l’operazione contro la capitale ed una eventuale risoluzione della battaglia potrebbero richiedere del tempo, in quanto le proprie forze si preoccupano di preservare la vita dei civili, così come di evitare la distruzione delle strutture pubbliche e private.

Per tale motivo, secondo quanto riportato, l’esercito di Haftar sta proseguendo secondo un piano militare in cui la priorità è la sicurezza dei civili ed in cui l’obiettivo principale non è la distruzione della città, bensì la liberazione della capitale dalle milizie armate. L’ufficiale ha poi rivelato che, secondo quanto stabilito dal suddetto piano, le forze tripoline verranno dapprima assalite e private delle proprie capacità militari, e successivamente saranno costrette ad arrendersi o a fuggire da Tripoli.

Inoltre, nelle prime ore del 16 dicembre, le forze di Haftar hanno riportato di aver scoperto un nuovo sito utilizzato come deposito di armi di provenienza turca a Misurata. Dal canto suo, Tripoli ha inviato rinforzi militari proprio verso tale città, oltre a proclamare uno stato di allerta e a chiudere le vie d’accesso principali, in previsione dell’offensiva di Haftar e degli attacchi che potrebbero conseguirne.

Misurata si trova sotto il controllo del governo tripolino e riveste un’importanza strategica e militare. Da tale luogo, le forze di Tripoli lanciano aerei da guerra e droni, ed è qui che ricevono armi e munizioni dall’estero. Inoltre, la città ed il suo aeroporto sono stati più volte colpiti dall’LNA, con il pretesto che vi fossero postazioni e depositi di armi turche, nonché gruppi terroristici sostenuti dal governo di Tripoli.

Nel quadro delle relazioni Libia- Turchia, è del 15 dicembre la dichiarazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale ha ribadito la disponibilità del proprio Paese a sostenere il governo di Tripoli, altresì noto come governo di Accordo Nazionale, e ad inviare proprie truppe laddove richiesto. Sono stati poi elogiati gli sforzi profusi del popolo libico in difesa della capitale libica e della civiltà del Paese, mentre Haftar è stato definito dal presidente turco un “leader illegittimo” che rappresenta una “struttura illegale”.

Le parole di Erdogan sono giunte nel corso di un incontro tenutosi ad Istanbul con il presidente del Consiglio presidenziale, nonché premier, del governo tripolino, Fayez al-Sarraj. Si tratta del terzo incontro in tre settimane. Nel corso del meeting sono stati nuovamente discussi i memorandum raggiunti il 27 novembre scorso, riguardanti il settore marittimo e la cooperazione in materia militare e di sicurezza.

Nello specifico, in uno dei memorandum di intesa sono state definite le aree di competenza di ciascuna parte nel Mar Mediterraneo orientale. Tale accordo è stato approvato dal Consiglio presidenziale di Tripoli il 5 dicembre mentre Ankara ne ha annunciato l’entrata in vigore l’8 dicembre, nonostante le critiche e le tensioni suscitate e che riguardano, in particolare, anche Egitto, Cipro e la Grecia. Nell’incontro del 15 dicembre, sono stati discussi i meccanismi necessari per attivare tale memorandum e al-Sarraj, da parte sua, ha mostrato il suo apprezzamento verso la posizione assunta dalla Turchia e si è detto disposto a riportare la stabilità a Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale. Negli ultimi mesi, le linee di combattimento sono cambiate poco. Ciascuna parte ha continuato ad attaccarsi a vicenda, sia via terra sia via aerea e l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli.

La Libia è poi in attesa della cosiddetta conferenza di pace di Berlino, un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, e che probabilmente avrà luogo ad inizio 2020. Con tale meeting, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, UAE, Egitto ed altri, si mira ad invitare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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