Evo Morales in Argentina, Buenos Aires: non si occupi di politica

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 9:00 in Argentina Bolivia

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A pochi giorni dal giuramento del governo peronista di Alberto Fernández, l’ex presidente della Bolivia Evo Morales è arrivato in Argentina. L’arrivo dell’ex presidente boliviano, direttamente da L’Avana e senza attraversare il Messico, un paese che ha ringraziato attraverso il Segretario agli Esteri (Ministro), Marcelo Ebrard, era nelle intenzioni di Morales quando si è recato a Cuba la scorsa settimana per cure mediche. A Buenos Aires, il ministro degli Esteri di Fernández, Felipe Solá, ha facilitato il riconoscimento dello status di rifugiato e ha sottolineato che Morales non è autorizzato rilasciare dichiarazioni politiche.

Anche così, i media locali ritengono che essere a poco più di due ore di volo di distanza dal suo paese rafforzi Morales come attore chiave nel processo elettorale che è stato concordato ma che ancora non ha una data. “È chiaro che avrà un ruolo centrale nella definizione del candidato del Movimento per il socialismo, che cerca di riprendersi dal colpo di stato che ha comportato le dimissioni del presidente e la sua squalifica per presentarsi a un nuovo mandato” – scrive il quotidiano bonaerense Clarín.

“Un mese fa sono arrivato in Messico, un paese fratello che ci ha salvato la vita, ero triste e distrutto. Ora sono arrivato in Argentina, per continuare a lottare per il più umile e per unire la Grande Patria, sono forte e pieno di vita. Ringrazio il Messico e Argentina per tutto il loro sostegno e la loro solidarietà” – ha scritto Morales su Twitter dopo l’atterraggio all’aeroporto internazionale di Ezeiza.

La presenza del boliviano a Buenos Aires è servita a dimostrare, ancora una volta, la polarizzazione politica in cui vive il paese. #BienvenidoEvoPresidente e #FueraEvoDelPais hanno gareggiato come i tending topic boliviani su Twitter.

Due figli di Morales risiedono già in Argentina. Si erano stabiliti nel paese australe quando Mauricio Macri era ancora presidente. Il leader boliviano è arrivato insieme al suo vice presidente, Álvaro García Linera, all’ex ministro Gabriela Montaño, all’ex ministro degli Esteri Diego Pary Rodríguez e all’ex ambasciatore della Bolivia presso l’Organizzazione degli Stati americani (OEA) José Alberto Gonzales. Tutti hanno presentato le pratiche per richiedere lo status di rifugiato e risiederanno nel paese, in cui vive una grande comunità boliviana.

“Ho dato loro asilo per entrare nel paese, ma ora stanno firmando la richiesta di rifugio, che è una condizione diversa e deve essere approvata dal Ministero degli Interni. La differenza tra asilo e rifugio è che quest’ultimo è regolamentato. Tuttavia, l’asilo non ha regole, non è regolamentato” – ha spiegato ai media il ministro degli Esteri argentino Felipe Solá.

Un rifugiato è, secondo gli standard dell’UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati), una persona che si trova fuori dal suo paese a causa di timori fondati di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche. Anche qualcuno che è fuggito dal proprio paese perché la sua vita, sicurezza o libertà è minacciata da violenze diffuse, conflitti armati, enormi violazioni dei diritti umani o altre circostanze che hanno seriamente compromesso l’ordine pubblico è considerato un rifugiato.

Oltre a concedergli rapidamente lo status, Solá ha posto una condizione che l’ex presidente boliviano deve soddisfare: ” Vogliamo l’impegno di Evo di non rilasciare dichiarazioni politiche in Argentina. È una condizione che chiediamo. Il grado di libertà è una cosa e il grado di impegno politico è un altro”.

Nonostante la mancanza di relazioni tra i governi di Buenos Aires e La PAz, le parole di Solá sono in sintonia con quelle del ministro degli Esteri boliviano Karen Longaric, che ha affermato oggi che si aspetta che il governo argentino “rispetti le norme internazionali relative all’asilo o al rifugio politico”. Ha aggiunto: “Non vogliamo che accada come in Messico, dove Evo Morales aveva un microfono aperto e impartiva lezioni a destra e a manca”.

Il governo di Fernández non riconosce quello della presidente ad interim della Bolivia Jeanine Áñez, non riconosciuta neanche da Macri.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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