Il Cremlino: ci aspettiamo che Zelenskij mantenga le promesse

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 12:33 in Russia Ucraina

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La Russia si aspetta che il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskij, mantenga la sua promessa di porre fine alla guerra nel Donbass. È quanto ha dichiarato in un briefing con la stampa il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

“La pietra angolare delle loro promesse elettorali è stata quella di porre fine alla guerra e speriamo che tutto ciò diventi realtà” – ha detto Peskov ai giornalisti, commentando gli approcci “diversi” al problema del Donbass da parte di Zelenskij e del suo predecessore alla guida dell’Ucraina, Petro Poroshenko, che era, secondo il portavoce di Putin, “colui che ha iniziato la guerra”.

È importante, secondo l’addetto stampa del Cremlino, che “l’Ucraina rispetti tutti gli impegni assunti nel quadro degli accordi di Minsk”, perché solo in questo modo si può raggiungere una pace duratura nel Donbass.

Secondo Peskov, “Zelenskij ha realmente intenzione di risolvere il problema nel Donbass, ma questo richiede una buona dose di volontà e una forte base di potere”. Il Cremlino “spera” che il leader ucraino abbia la forza necessaria.

Dall’aprile 2014, nell’est dell’Ucraina sono state proclamate le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk dalle locali autorità russofone, in risposta al cambio di governo a Kiev nel febbraio dello stesso anno che aveva portato al rovesciamento del presidente filo-russo Janukovič a seguito di manifestazioni e scontri di piazza e all’insediamento di un governo filo-occidentale. Le autorità locali hanno proclamato l’indipendenza delle due Repubbliche popolari in reazione all’abolizione del russo come lingua ufficiale da parte del governo di Kiev. Mosca, che nel marzo dello stesso anno aveva annesso la Crimea, ha sostenuto le due repubbliche.

Gli accordi di Minsk , firmati nel settembre 2014 e febbraio 2015, hanno gettato le basi per una soluzione politica al conflitto, ma non sono mai stati attuati appieno e non hanno portato alla cessazione degli scontri, che secondo le Nazioni Unite hanno provocato finora 13.000 morti. L’elezione di Volodymyr Zelenskij alla presidenza ucraina lo scorso aprile ha riaperto uno spazio di dialogo e da settembre è iniziato il ritiro delle truppe di tutti i contendenti dalle zone demilitarizzate create a Minsk attorno ai villaggi di Zalatoe e Petrovskoe. 

Principale risultato della ripresa del dialogo è stato il vertice del Quartetto Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) lo scorso 9 dicembre dopo oltre tre anni dall’ultimo incontro. I negoziati si incentrano sull’applicazione “Formula Steinmeier”, dal nome dell’allora ministro degli esteri e attuale presidente tedesco, che dovrebbe portare alla demilitarizzazione della zona, a elezioni nelle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk e al reintegro dei due territori sotto sovranità ucraina con ampia autonomia. Al vertice si è concordato un cessate il fuoco generalizzato entro fine anno e la smobilitazione delle truppe entro marzo 2020.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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