Cipro: Turchia invia drone armato, via alle esplorazioni energetiche

Pubblicato il 16 dicembre 2019 alle 19:30 in Cipro Turchia

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Un drone militare della Turchia è atterrato sulle coste di Cipro Nord, lunedì 16 dicembre.

È quanto rivelato dal Guardian, il quale ha aggiunto che il drone inviato dalla Turchia è un Bayraktar TB2 che, su autorizzazione del governo turco-cipriota, è atterrato all’aeroporto di Geçitkale, a Famagusta.

Da parte sua, rivela il Guardian, il governo turco-cipriota ha dichiarato che l’autorizzazione all’atterraggio era stata concessa la scorsa settimana, dati gli ultimi sviluppi nella regione, per salvaguardare “i diritti e gli interessi della Repubblica Turca di Cipro Nord e della Turchia”.

In aggiunta, il ministro dei trasporti di Cipro Nord, Tolga Atakan, ha rivelato di aver ricevuto il drone turco in risposta all’acquisizione da parte di Cipro di droni israeliani, inviati nel mese di ottobre per monitorare la Zona Esclusiva Economica di Nicosia.

A tale riguardo, Al Jazeera English rivela tuttavia che il drone è stato inviato dalla Turchia per coadiuvare le navi da perforazione nella ricerca di petrolio e gas naturale nelle acque a largo di Cipro. In linea con ciò, secondo quanto si apprende, poco dopo il suo atterraggio presso l’aeroporto turco-cipriota, il drone di Ankara ha iniziato a sorvolare nel Mediterraneo orientale.

La porzione orientale del Mediterraneo è attualmente al centro di una disputa internazionale che vede come protagonisti Cipro e la Turchia, la quale non riconosce la sovranità di Nicosia, Paese membro dell’UE. Non essendo Cipro uno Stato sovrano, a detta della Turchia, questo non dispone dei diritti per condurre esplorazioni energetiche nelle acque a largo dell’isola. Tali acque risultano ricche di gas naturale, risorsa che Cipro già vende a Egitto e Israele, ma, secondo Ankara, i diritti di esplorazione energetica appartengono alla Repubblica turco-cipriota di Cipro Nord, la cui sovranità è riconosciuta soltanto da Ankara.

A causare ulteriormente tensione a riguardo concorrono anche le trivellazioni avviate dalla Turchia a largo delle coste di Cipro a partire dallo scorso 3 maggio. Nello specifico, in tale data erano partite le prime trivellazioni, le quali risultano tuttora in corso, con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, inoltre, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre.

Le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale, soprattutto dopo che, lo scorso 27 novembre, la Turchia aveva firmato un accordo con la Libia in merito alla definizione dei confini marittimi.

Nello specifico, in tale occasione, il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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