Unione Africana: prioritario salvare il Sahel e il bacino del Lago Ciad

Pubblicato il 14 dicembre 2019 alle 6:44 in Africa Ciad

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Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha rinnovato l’invito a rafforzare la solidarietà tra gli Stati per combattere la doppia minaccia del terrorismo e del deterioramento ambientale. Parlando al primo summit di Aswan per la Pace e lo Sviluppo sostenibile, che si svolge in Egitto dall’11 al 14 dicembre, Mahamat ha menzionato nello specifico la regione del Sahel e del Lago Ciad, affermando che si tratta di due casi di rilevanza fondamentale. In quelle zone, a detta del presidente, la situazione “non è affatto normale”. “Non è normale che, mentre il Sahel e il bacino del Lago Ciad bruciano, il resto del continente non mostri solidarietà verso i Paesi di quella regione”. Il Forum di Aswan è stato lanciato per volere del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che è attualmente presidente dell’Unione.

L’area del Sahel si estende attraverso 5 Paesi, tutti in misura più o meno ampia coinvolti da attività terroristiche. Comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che va dall’Oceano Atlantico, a Ovest, fino al Mar Rosso, a Est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella parte nord-occidentale della regione. Per combattere la minaccia e prevenire gli attentati, Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad hanno istituito, nel febbraio 2017, la forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali. Il contingente è impegnato a contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani proprio nella regione del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni.

Nel febbraio 2018, un programma di ricerca e conservazione da 6,5 milioni di dollari per preservare il bacino del Lago Ciad è stato lanciato nella capitale della Nigeria, Abuja. I Paesi partecipanti sono Camerun, Ciad, Niger, Nigeria e Repubblica Centrafricana. Il lago rappresenta la principale fonte di acqua dolce per 40 milioni di persone. Tuttavia, il cambiamento climatico e la cattiva gestione idrica hanno contribuito a un’impressionante riduzione del 90% della superficie del lago negli ultimi 40 anni. Mentre il lago si prosciuga e la fame cresce, la regione è costretta a subire anche le incursioni dei militanti di Boko Haram e di altre organizzazioni terroristiche che cercano di riempire le proprie fila reclutando pescatori e agricoltori locali. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 2 milioni di persone sono state sradicate dalle proprie case e circa 10.7 milioni hanno bisogno di assistenza per sfamarsi.

Il 14 novembre 2019, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che i gruppi terroristici africani hanno rafforzato la loro presenza nella regione del Sahel e stanno aumentando i livelli di violenza nella conduzione dei loro attacchi. In un rapporto destinato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il capo dell’ONU ha affermato che “l’espansione dei loro rifugi sta rendendo instabili vaste aree di territorio e sta alimentando la violenza etnica, specialmente in Burkina Faso e in Mali”. Guterres ha poi sottolineato che la lotta al terrorismo nella regione africana “non può essere esternalizzata” esclusivamente nelle mani del G5 Sahel o nelle mani dei soli paesi africani. Serve, secondo il Segretario Generale, un impegno comune nella lotta al terrorismo africano poiché, nelle sue parole, si tratta di “una questione globale e l’intera comunità internazionale ha la responsabilità di contribuire allo sforzo collettivo in vista della riduzione della violenza estremista nel Sahel e di altre problematiche transnazionali, tra cui il traffico di persone, di merci illecite, armi e droghe, migrazione e sfollamento”.

Il rapporto di Guterres si concentra poi sulla forza militare del G5 Sahel, che, come si legge, “continua ad affrontare carenze significative di addestramento, capacità e attrezzature che ne ostacolano le operazioni”. “La mancanza di mezzi aerei, veicoli blindati e capacità di trasporto e dispositivi di protezione individuale aggrava la minaccia rappresentata dall’uso di ordigni esplosivi improvvisati”, ha affermato. Tuttavia, il leader dell’ONU ha detto di essere anche “particolarmente incoraggiato” dall’impegno dei leader del gruppo regionale dell’Africa occidentale (ECOWAS) che, a settembre, si sono impegnati a stanziare “1 miliardo di dollari per combattere il terrorismo e l’estremismo nei prossimi cinque anni”. Tale azione, ha chiarito Guterres, “mostra la volontà di assumere il controllo del proprio Paese e di affrontare le sfide si pongono davanti al continente”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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