Per Tobruk l’accordo Libia-Turchia è “invalido”

Pubblicato il 14 dicembre 2019 alle 6:37 in Libia Turchia

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Il capo del Parlamento libico di Tobruk, Aguila Saleh, ha espresso il proprio disappunto in merito all’accordo stipulato tra Tripoli e Ankara sulla definizione dei rispettivi confini marittimi. Tali commenti sono emersi durante una visita ad Atene, iniziata giovedì 12 dicembre, dove Saleh ha incontrato diversi alti funzionari greci. “Siamo qui per sottolineare che l’accordo non è valido. Coloro che lo hanno firmato mancano di legalità”, ha detto il capo del Parlamento libico dell’Est, invitato per colloqui sul tema. Alleato del comandante Khalifa Haftar e rivale del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Saleh ha dichiarato di essere in “stretto contatto” con i funzionari greci per “neutralizzare” l’accordo. “Resisteremo a chiunque tenti di interferire negli affari interni libici”, ha dichiarato. Giovedì 12 dicembre, giunto a Bruxelles per un vertice dell’UE, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis aveva definito l’accordo “invalido” e aveva affermato che l’Europa stava provvedendo a “sollevare muri diplomatici contro l’aggressione turca”.

Infuriata dall’accordo, che, a dire di Atene, danneggerebbe la sua sovranità e i suoi diritti su quella porzione di mare territoriale, la Grecia ha accusato il GNA libico di voler ingannare le autorità e ha espulso l’ambasciatore libico dalla capitale. La Grecia ha altresì dichiarato di aver presentato una serie di obiezioni alle Nazioni Unite, affermando che l’accordo viola il diritto internazionale. Da parte sua, l’ONU ha invitato la Grecia e la Turchia a mantenere il dialogo, ma non vi sono stati segnali che fanno presagire un’imminente riunione del Consiglio di sicurezza sulla questione. La Turchia, d’altro canto, sostiene che il trattato firmato con Tripoli sia finalizzato a proteggere i suoi diritti e sia in linea con il diritto internazionale. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che, in base all’accordo, i due Paesi potranno condurre operazioni congiunte di esplorazione di gas e petrolio nella regione del Mediterraneo orientale. Ankara è uno dei più convinti sostenitori del GNA di Tripoli e lo supporta nell’impresa militare volta a fronteggiare l’avanzata dell’esercito di Haftar. Il 10 dicembre, Ergogan aveva altresì affermato di essere pronte a inviare truppe in Libia se il governo di accordo nazionale lo richiedesse. Sul Paese nordafricano, tuttavia, vige un embargo sulle armi che più volte l’ONU ha dovuto ricordare.

L’accordo tra Tripoli e Ankara è stato firmato il 27 novembre, a margine di colloqui svoltisi a Istanbul. Riguarda principalmente il settore marittimo e la cooperazione in materia militare e di sicurezza. A firmarlo, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ed il presidente turco, Erdogan. Nello specifico, in uno dei memorandum di intesa vengono definite le aree di competenza di ciascuna parte nel Mar Mediterraneo. L’obiettivo è la salvaguardia dei diritti legittimi di entrambi i Paesi circa la zona economica, nel rispetto dei precedenti accordi stabiliti a livello internazionale. Il memorandum, a detta del ministro degli Affari Esteri di Tripoli, Mohamed Sayala, contribuirà altresì a promuovere la sovranità della Libia stessa. L’intesa marittima è poi particolarmente importante per via della recente scoperta di vaste riserve di gas che ha scatenato una ricerca esplorativa tra Stati adiacenti e compagnie petrolifere internazionali.

La disputa rappresenta un ulteriore tassello delle discussioni tra Turchia e Cipro, circa i diritti di esplorazione di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale. Ankara non riconosce Cipro come uno Stato e si oppone fermamente alle attività di esplorazione. Inoltre, per la Turchia, le aree della zona marittima a largo di Cipro, dove si verificano le operazioni di trivellazione, rientrano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Dall’altro lato, per Cipro sono gli Stati che si trovano nell’Est del Mediterraneo a godere dei diritti economici esclusivi su tali acque. La Turchia è già soggetta alle sanzioni dell’Unione europea per le navi alla ricerca di petrolio e gas al largo di Cipro, che non è riconosciuto dalla Turchia.

In tale quadro si inserisce poi l’Egitto, il cui obiettivo è divenire un polo strategico per il commercio di gas naturale nella regione, utilizzando un gasdotto della Mediterranean Gas Company, di proprietà di imprenditori egiziani ed israeliani, in grado di trasportare gas da Cipro e Israele verso l’Europa. La stessa strategia è stata ideata altresì dalla Turchia, la quale mira a trasportare gas proveniente dall’Azerbaijan e dalla Russia verso l’Europa, passando per il Mar Nero e la Turchia, per mezzo di un gasdotto che, a detta di Erdogan, sarà messo in funzione nel mese di gennaio 2020.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. La Camera dei rappresentanti di Tobruk, presieduta da Saleh, era la camera libica internazionalmente riconosciuta al momento dell’accordo di Skhirat, che ha portato alla formazione del GNA. Da allora, tuttavia, la camera si è frammentata.

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Chiara Gentili

di Redazione

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