Turchia convoca l’ambasciatore USA a Ankara

Pubblicato il 13 dicembre 2019 alle 15:15 in Turchia USA e Canada

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La Turchia ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti ad Ankara, il 13 dicembre, per discutere della risoluzione approvata dal Congresso USA sul genocidio degli armeni del 1915. 

La notizia è stata riferita dall’agenzia stampa turca, Anadolu, che cita Sedat Onal, vice ministro degli Esteri di Ankara. Il rappresentante ha sottolineato che la Turchia ha voluto esprimere una forte critica, a seguito dell’approvazione della norma al Senato degli Stati Uniti, avvenuta il 12 dicembre con voto unanime. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha definito tale votazione uno “spettacolo politico”, aggiungendo che “non è giuridicamente vincolante e non ha alcuna validità”. Coloro che usano la storia per scopi politici sono “codardi che non vogliono affrontare la verità”, ha aggiunto.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti aveva approvato la risoluzione che definisce il massacro degli armeni un “genocidio”, il 29 ottobre, con 405 voti a favore e 11 contrari. In tale occasione, la portavoce della Camera, Nancy Pelosi, aveva affermato di essere onorata di unirsi ai suoi colleghi “nel solenne ricordo di una delle grandi atrocità del 20° secolo: l’omicidio sistematico di oltre 1,5 milioni di uomini, donne e bambini armeni da parte dell’Impero ottomano”. I precedenti tentativi di approvare una risoluzione simile erano falliti a causa dell’opposizione diplomatica turca.

La Turchia ammette che molti armeni sono morti a causa di scontri etnici e deportazioni, tra il 1915 e il 1917, durante la prima guerra mondiale. Tuttavia, si oppone con vigore alla definizione di tali morti come “genocidio” e contesta le cifre, sostenendo che abbiano perso la vita non più di qualche centinaia di migliaia di persone. Tale massacro era stato perpetrato dai “Giovani Turchi”, un movimento politico che ha favorito il passaggio dall’Impero Ottomano alla moderna Turchia e di cui faceva parte Mustafa Kemal Atatürk, il padre della patria, considerato un eroe nazionale turco. Riconoscere il genocidio degli armeni, per Ankara, significherebbe ammettere che le fondamenta della Turchia moderna giacciono su un crimine internazionale.

Il ministro degli Esteri turco aveva già condannato la risoluzione statunitense, il 30 ottobre, sostenendo che fosse “nulla”. “Questa vergognosa decisione di coloro che sfruttano la storia in politica è nulla per il nostro governo e il nostro popolo”, aveva twittato Cavusoglu. Nel 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva criticato tali morti e li aveva definiti “una delle peggiori atrocità di massa del 20° secolo”. Tuttavia, in seguito, Trump aveva smesso di usare la parola genocidio, in linea con la pratica statunitense. Anche Barack Obama, prima di essere eletto, si era impegnato a riconoscere il “genocidio”, ma non rispetto tale promessa durante i suoi due mandati. Il primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, invece, ha reagito con entusiasmo alla decisione degli Stati Uniti. Con un post su Twitter ha dichiarato che si è trattato di “un coraggioso passo verso il servizio della verità e della giustizia storica che offre conforto anche a milioni di discendenti dei sopravvissuti al genocidio armeno”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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