Il Pentagono effettua il test di un nuovo missile balistico

Pubblicato il 13 dicembre 2019 alle 16:21 in USA e Canada

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Il Pentagono ha testato un missile balistico, precedentemente vietato sulla base del trattato INF, l’accordo che gli Stati Uniti e la Russia hanno definitivamente annullato lo scorso 2 agosto. 

Tale tipo di missile è configurato per essere armato con una testata non nucleare. Il Pentagono ha rifiutato di rivelare dettagli e ho comunicato solo che il lancio è avvenuto da un “supporto statico” presso la Base Aerea Vandenberg, in California, e il missile è atterrato in mare aperto. Il Dipartimento della Difesa ha aggiunto che il volo si è esteso per più di 500 miglia. Il test arriva in un momento di crescente incertezza sul futuro del controllo degli armamenti. L’ultima limitazione ancora vigente sulle armi nucleari statunitensi e russe, il trattato New Start del 2010, scadrà nel febbraio 2021. Tale trattato può essere prorogato fino a 5 anni senza richiedere una rinegoziazione dei suoi termini principali. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano saudita Al-Arabiya English, l’amministrazione Trump ha mostrato scarso interesse nel farlo.

Il Pentagono ha rifiutato di rivelare la portata massima del missile testato. La scorsa primavera, quando i funzionari statunitensi hanno reso noto il piano di collaudo, avevano affermato che questa sarebbe stata compresa tra le 1.860 miglia e le 2.480 miglia, tra i 3.000 e i 4.000 chilometri. Un tale raggio è sufficiente per raggiungere potenziali obiettivi in alcune parti della Cina dalla base militare di Guam, per esempio. Il Pentagono ha però specificato che ci vorranno anni prima che un tale missile sia pronto per il dispiegamento.

Il trattato sulla liquidazione dei missili a medio e corto raggio (INF) era stato firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbacev nel 1987 e prevedeva la distruzione, da parte di entrambi i firmatari, degli arsenali di missili balistici e missili da crociera basati a terra a medio e corto raggio. L’accordo, inoltre, prevedeva di non produrne, testarne e svilupparne altri in futuro. Il 20 ottobre 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva minacciato di ritirarsi dal trattato INF, sostenendo che Mosca stava producendo e testando nuovi missili, in aperta violazione dell’accordo. 

Mosca aveva risposto che avrebbe preso a sua volta provvedimenti se nuovi missili americani fossero stati schierati in Europa. Secondo Vladimir Putin, i Paesi disposti a schierare armamenti statunitensi sul proprio territorio avrebbero dovuto rendersi conto che si stavano esponendo al rischio di un possibile attacco di rappresaglia. A gennaio 2019 era stato effettuato un tentativo di mediazione per salvare il trattato, che era poi fallito. Di conseguenza Washington aveva avviato l’iter di uscita lo scorso aprile. Il 2 luglio scorso, il presidente russo Vladimir Putin aveva firmato una legge federale sulla sospensione del trattato che consentiva l’uscita di Mosca dall’accordo. Il 2 agosto, ufficialmente, il trattato INF ha cessato di esistere, dopo 32 anni. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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