Iraq: ancora violenza nella capitale

Pubblicato il 13 dicembre 2019 alle 14:34 in Iraq Medio Oriente

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Fonti locali irachene hanno riferito che, nella giornata del 12 dicembre, 4 manifestanti sono stati uccisi ed altri gravemente feriti a seguito degli scontri e degli spari che hanno interessato una delle piazze del centro della capitale Baghdad, piazza al-Wathba.

I media iracheni hanno riferito che un giovane armato di 16 anni si era nascosto in un negozio della zona, e, mentre i manifestanti hanno provato ad arrestarlo, questo ha cominciato a sparare, provocando due morti e diversi feriti, oltre all’incendio del luogo oggetto dell’episodio. Secondo testimoni oculari, si trattava, in realtà, dell’abitazione del ragazzo e della sua famiglia ed il giovane sedicenne, nello sparare, aveva tentato semplicemente di allontanare la folla di manifestanti. A seguito degli spari, il ragazzo è stato portato in piazza, linciato dai manifestanti, che gli hanno inferto 17 coltellate. Il corpo è stato successivamente appeso al semaforo della piazza, fino all’arrivo delle forze dell’ordine che lo hanno portato via.

Gruppi di attivisti e manifestanti hanno duramente condannato l’attacco, invitando le autorità a scoprire cosa sia realmente successo. In tale scenario, un altro attivista civile è stato ucciso nella medesima giornata, nel cuore della capitale, da un gruppo di assalitori non identificati. Si tratta del quarto attivista ucciso in meno di due settimane. I cittadini iracheni hanno definito l’episodio di al-Wathba l’ennesimo crimine terroristico, che si unisce all’elenco dei manifestanti uccisi, scesi pacificamente per le strade irachene. Questi si oppongono agli episodi di violenza che interessano sia Baghdad sia altre città irachene, a danno del carattere pacifico e dell’innocenza assunti dai movimenti di protesta. Negli ultimi giorni, i manifestanti iracheni hanno denunciato il verificarsi di episodi di violenza che hanno visto gruppi armati non identificati attaccare con pugnalate i cittadini scesi nelle piazze principali irachene.

Nel frattempo, gruppi di manifestanti continuano a radunarsi nella capitale Baghdad e nelle città meridionali del Paese, continuando a richiedere riforme politiche ed economiche e misure che contrastino la corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Tra le richieste aggiuntesi successivamente, incriminare i responsabili di oltre 500 manifestanti, che si tratti di forze di sicurezza, milizie o “terze parti”.

Nella giornata del 13 dicembre, a Bassora i manifestanti si sono radunati numerosi nei pressi dell’ufficio del governo locale, sottolineando che non si arrenderanno e non torneranno alle loro case se non vengono soddisfatte tutte le loro richieste. Scenari simili hanno interessato le province di Karbala e Dhi Qar, dove i cittadini chiedono di condannare i responsabili di ciò che è stato definito il “massacro di Nasiriya”, dove, giovedì 28 novembre, 8 cittadini iracheni sono morti e più di 45 sono stati feriti a seguito degli scontri tra le forze di sicurezza ed i manifestanti.

Il popolo iracheno è sceso in piazza il 1° ottobre scorso per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime.  I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile.

Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono ancora placate. Al momento, il popolo iracheno si è detto determinato ad esercitare pressione sul governo affinché trovi un’alternativa al primo ministro, Adel Abdul Mahdi, dimessosi il 30 novembre, e affinchè vengano puniti i responsabili delle brutali operazioni di repressione messe in atto durante le proteste di questi mesi.

In tale quadro, l’11 dicembre, l’Ufficio per i diritti umani, ramo della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Iraq, ha pubblicato un rapporto in cui è stato evidenziato che, sin dall’inizio dell’ondata di manifestazioni, almeno 424 persone sono state uccise e altre 8.758 ferite.

L’Alta Commissione irachena per i diritti umani ha poi condannato il comportamento della polizia e la mancanza di sforzi da parte dei cittadini per fermare l’ondata di violenza. “La presenza di centinaia, se non migliaia di cittadini che si sono fermati a guardare, filmando tali scene, rappresenta uno sviluppo pericoloso che conferma l’accettazione della violenza da parte della società”, ha affermato Ali al-Bayati, membro della Commissione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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