Elezioni in Algeria: tasso di astensione record

Pubblicato il 13 dicembre 2019 alle 10:07 in Africa Algeria

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L’Algeria ha assistito, il 12 dicembre, alle elezioni volte a determinare il futuro presidente del Paese. Il tasso di astensione, considerato record, è stato, però, di circa il 40%, confermando il rifiuto della popolazione verso una nuova classe politica simile alla precedente.

I primi risultati hanno rivelato che i due favoriti, tra i cinque candidati alla presidenza, sono Abdelmadjid Tebboune, primo ministro da maggio ad agosto 2017, e Abdelkader Bengrina, ex ministro del Turismo e dell’Artigianato. Si prevede che saranno loro i protagonisti di un futuro ballottaggio, da tenersi tra il 31 dicembre ed il 9 gennaio, a meno che uno dei due non ottenga più del 50% dei voti. Tuttavia, i risultati ufficiali saranno annunciati una volta completato lo spoglio mentre il Consiglio costituzionale annuncerà i risultati definitivi tra il 16 ed il 25 dicembre.

Secondo le cifre rivelate alla televisione di Stato, nella tarda serata del 12 dicembre, dal presidente dell’Autorità nazionale indipendente per le elezioni, Mohamed Charfi, soltanto il 39,93% degli algerini aventi diritto al volto si è recato alle urne. In altri termini, 9 milioni di cittadini hanno espresso il proprio voto mentre altri 15 milioni si sono astenuti, su un totale di 24 milioni di potenziali elettori, tra cui circa 914 mila all’estero.

In particolare, il tasso di partecipazione a livello nazionale è stato del 41,41% mentre quello degli algerini all’estero è stato dell’8,69%. Si tratta di una delle percentuali più basse della storia delle presidenziali pluraliste in Algeria, con 10 punti in meno rispetto alle elezioni che nel 2014 avevano portato, per la quarta volta, alla vittoria del presidente Abdelaziz Bouteflika.

In un primo momento, era stato notato un certo grado di entusiasmo da parte della popolazione algerina, secondo quanto rivelato dall’’Autorità elettorale indipendente, che aveva affermato che le prime ore delle elezioni avevano assistito ad una grande affluenza. Tuttavia, sin dall’apertura dei seggi, gran parte della popolazione algerina è nuovamente scesa in piazza, in segno di protesta contro le stesse elezioni, prendendo altresì d’assalto alcuni centri adibiti a seggi elettorali e costringendo le forze dell’ordine ad intervenire.

Nella capitale Algeri, centinaia di cittadini hanno inneggiato slogan in cui si esprimeva il proprio rifiuto al voto.  I movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano le nuove elezioni presidenziali un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’ex presidente.

Inoltre, i manifestanti si oppongono a quella che definiscono una “farsa elettorale” e chiedono più che mai il rovesciamento del “regime” che ha governato il Paese sin dalla sua indipendenza, raggiunta nel 1962, e la fuoriuscita di tutti coloro che sostenevano o facevano parte dell’entourage del presidente Abdelaziz Bouteflika, costretto a dimettersi il 2 aprile scorso, dopo circa 20 anni di potere. Dal canto suo, l’esercito, che al momento rappresenta l’elemento più rilevante nell’arena politica algerina, ritiene che il voto sia l’unico modo per ripristinare la sicurezza e l’ordine nel Paese.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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