Afghanistan: interrotti i colloqui tra USA e talebani

Pubblicato il 13 dicembre 2019 alle 10:29 in Afghanistan Asia

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Il nuovo round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha, iniziato il 7 dicembre, è stato sospeso a seguito dell’attacco dell’11 dicembre contro una struttura medica nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. 

L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam del distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono rimasti feriti nell’assalto. La struttura medica in costruzione è stata gravemente danneggiata, secondo quanto ha riferito in una nota la Resolute Support, la missione guidata dalla NATO in Afghanistan. A seguito di tale attacco, il 12 dicembre, un portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, ha dichiarato che i colloqui erano stati momentaneamente sospesi. Lo stesso giorno, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha scritto in un post su Twitter: “Quando ho incontrato i talebani oggi, ho espresso indignazione per l’attacco a Bagram, che ha ucciso 2 persone e ferito dozzine di civili. I talebani devono dimostrare di essere disposti e risoluti nel portare la pace in Afghanistan”. “Stiamo facendo una breve pausa affinché possano consultare i loro dirigenti su questo argomento essenziale”, ha aggiunto. 

Secondo alcune fonti, i 5 giorni di discussioni tra talebani e Stati Uniti si sono concentrati sui seguenti tre temi: riduzione della violenza, cessate il fuoco e negoziati intra-afgani. Anche durante lo stallo, il rappresentante USA aveva comunque intrapreso vari viaggi diplomatici nei Paesi interessati dalle trattative per la pace, incluso il Pakistan. Di recente, l’inviato statunitense aveva anche favorito la mediazione in uno scambio di ostaggi in cui erano coinvolti i talebani, convincendoli a rilasciare un accademico statunitense e uno australiano, che erano stati sequestrati e tenuti prigionieri per tre 3 anni. In cambio, 3 leader del gruppo militante erano stati liberati. Il tutto ha avuto luogo il 19 novembre. Nonostante questi possano essere considerati passi positivi, i colloqui sono ancora ad una fase iniziale e le diffuse violenze nel Paese, con attacchi letali quasi quotidiani, non suggeriscono che la pace sia ancora vicina. 

Khalilzad aveva già avviato le negoziazioni per un accordo a settembre, per concordare un ritiro delle truppe USA dal Paese. Tuttavia, anche in questo caso, i colloqui a tale riguardo sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Inoltre, gli Stati Uniti hanno recentemente ridotto il numero di truppe in Afghanistan di 2.000 unità, potenzialmente diminuendo la propria influenza nei negoziati con i talebani. Oggi, nel Paese asiatico, sono presenti tra i 12.000 e i 13.000 soldati statunitensi ma le intenzioni di Trump sembrano essere quelle di volerli riportare tutti a casa chiedendo alla polizia e ai soldati afgani di rafforzare il proprio impegno militare e di provvedere da soli alla propria sicurezza.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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