Repubblica Centrafricana: 2 leader di una milizia cristiana accusati di crimini contro l’umanità

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 13:39 in Africa Repubblica Centrafricana

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Corte Penale internazionale ha stabilito che 2 presunti leader di una milizia cristiana accusata di aver commesso atrocità contro la minoranza musulmana nella Repubblica Centrafricana dovranno affrontare un processo per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Patrice-Edouard Ngaissona e Alfred Yekatom sono stati accusati di gravi reati mentre rivestivano il ruolo di capi anziani della milizia cristiana anti-Balaka, in guerra con i musulmani della fazione Seleka nel conflitto civile del 2013-2014.  

A seguito di un’udienza tenutasi a settembre per decidere se vi fossero prove sufficienti contro la coppia, i giudici avevano preso “una decisione unanime confermando parzialmente le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità” e li avevano convocati a processo. Mercoledì 11 dicembre, la Corte Penale internazionale è tornata a pronunciarsi sulla questione e ha affermato che questa volta “c’erano motivi sostanziali” per accusare i due leader centrafricani di crimini come attacchi contro civili, omicidi, stupri, sfollamenti forzati, saccheggi, trattamenti crudeli, torture e persecuzioni. La Corte ha però rifiutato di confermare le rimanenti accuse, non supportate dalle prove presentate dal pubblico ministero. Nessuna data per il processo è stata ancora fissata. Gli avvocati della difesa possono chiedere l’autorizzazione del tribunale per fare appello contro la decisione di inviare i due uomini a processo.

All’udienza di settembre, i pubblici ministeri avevano dichiarato che i crimini attributi a Ngaissona e Yekatom riguardavano le atrocità commesse dalle milizie rivali cristiane e musulmane durante la guerra civile. La violenza ha lasciato migliaia di morti e ha costretto allo sfollamento centinaia di migliaia di abitanti. Moschee, negozi e case furono saccheggiate e distrutte.

Le tensioni nel Paese erano iniziate nel 2013, a seguito di un colpo di Stato delle milizie musulmane Seleka. Questi ultimi hanno deposto il presidente François Bozize, che era salito al potere a sua volta con un colpo di Stato, nel 2003. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. A seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è diventato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non avrebbe più recuperato il controllo di alcuni territori, che rimangono in mano alle milizie armate.

Ngaissona, un sostenitore chiave di Bozize, era stato arrestato in Francia nel dicembre 2018 e poi estradato all’Aia per mandato della Corte Penale internazionale. A quel tempo, l’uomo era presidente dell’associazione calcio della Repubblica Centrafricana e membro della Confederazione del calcio africano. L’organo governativo mondiale della FIFA lo ha bandito per 6 anni, a novembre, dopo averlo giudicato responsabile di “discriminazione e incapacità di proteggere, rispettare e salvaguardare l’integrità e la dignità umana” relativamente ai fatti della guerra in Repubblica Centrafricana. Anche Yekatom è stato estradato all’Aia verso la fine del 2018. Facendosi chiamare comandante Rambo, l’uomo ha presieduto un contingente militare di migliaia di persone, inclusi bambini soldato.

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2018, la Repubblica Centrafricana è il 7° Paese che ha subito maggiormente l’impatto del terrorismo in Africa e il 15° al mondo, con un indice pari a 6,71 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.5 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio.

Dal 2013, l’ONU impone un embargo sulle armi e vieta la vendita o il trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana. Il provvedimento è stato rinnovato, il 31 gennaio 2018, per un altro anno. Tuttavia, a inizio 2018, un carico di armi leggere, destinato a equipaggiare le forze armate della Repubblica centrafricana, è arrivato a Bangui. A inviare gli armamenti è stata la Russia con l’autorizzazione speciale dell’Onu. Sempre grazie all’avallo delle Nazioni Unite e in deroga all’embargo, anche i 175 istruttori russi sopra menzionati sono arrivati nello Stato africano nel gennaio 2018 per lavorare in un campo militare nel sud-ovest del Paese.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.