Proteste in India: stanziato l’esercito nel Nord del Paese

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 10:55 in Asia India

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L’India ha spostato migliaia di truppe nello Stato Nord-orientale di Assam, giovedì 12 dicembre, per monitorare le violente proteste scoppiate a seguito dell’approvazione di una legge sulla cittadinanza che esclude i musulmani. 

I manifestanti indiani sono scesi in piazza per protestare contro un disegno di legge, noto come “Citizenship Amendment Bill” (CAB 2019), che è stato approvato in via definitiva l’11 dicembre. Tale misura garantisce la cittadinanza alle minoranze perseguitate di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan, ma esclude i cittadini di fede musulmana. I leader delle proteste temono che questo incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nella regione, modificandone in maniera sostanziale gli equilibri. A seguito delle manifestazioni, un coprifuoco è stato imposto in alcune parti dell’India Nord-orientale, incluso lo stato di Assam. 

In tale regione, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti del Paese. L’area, infatti, è interessata da una forte presenza di immigrati irregolari, che verranno ora inseriti nella società. Numerosi movimenti contro tali presenze erano sorti nell’ultimo decennio. “È costituzionalmente sospetto e giuridicamente insostenibile, ma vediamo cosa fa la Corte Suprema in questo caso”, ha dichiarato Faizan Mustafa, esperta di diritto costituzionale e vice cancelliere presso l’Università NALSAR di Hyderabad. Il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza.

Nello Stato di Assam, i manifestanti hanno sfidato il coprifuoco, bruciando auto e pneumatici e cantando slogan anti-Modi. Internet è stato sospeso in 10 distretti per 24 ore fino alle 19 di giovedì 12 dicembre. Nell’annunciare tale misura, il governo ha sottolineato che i social media possono essere utilizzati per “infiammare le passioni e quindi esacerbare la situazione”. Le rivolte ad Assam arriva pochi giorni prima di un vertice ospitato proprio nella regione, in cui il premier indiano incontrerà il primo ministro giapponese, Shinzo Abe. La decisione di non incontrarsi a Nuova Delhi faceva parte di uno sforzo per spostare il centro dell’attenzione dalla capitale, al resto del paese. I manifestanti hanno attaccato le case del governatore dello Stato di Assam, Sarbananda Sonowal, e di altri membri del partito di Narenda Modo, il Bharatiya Janata (BJP), durante la notte. “Questo è uno sfogo pubblico spontaneo”, ha dichiarato Nehal Jain, uno studente della città di Guwahati. “Prima ci dicono che ci sono troppi immigranti illegali e dobbiamo liberarcene. Poi introducono questa legge che darebbe la cittadinanza agli immigrati”, ha affermato.

Una Commissione federale degli Stati Uniti, che si occupa di questioni religiose, aveva esortato Washington, il 10 dicembre, a valutare eventuali sanzioni contro il ministro degli interni indiano, Amit Shah, se la Nazione avesse dovuto adottare la legge sulla cittadinanza. Shah è uno stretto collaboratore del premier Modi e supporta fortemente tale misura. La Commissione per la libertà religiosa internazionale degli Stati Uniti aveva dichiarato: “Se la legge passa in entrambe le Camere del Parlamento, il governo degli Stati Uniti dovrebbe prendere in considerazione sanzioni contro il ministro degli Interni e altri dirigenti”. Il panel USA è un organo bipartisan che formula raccomandazioni di politica estera per il governo degli Stati Uniti. Da parte sua, il Ministero degli Esteri indiano ha definito inaccurata la valutazione della Commissione degli Stati Uniti, affermando che il disegno di legge vuole aiutare le minoranze religiose perseguitate. “La misura cerca di affrontare le attuali difficoltà di queste persone e di soddisfare i loro diritti umani fondamentali”, ha dichiarato il portavoce del ministero, Raveesh Kumar. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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