Niger: 71 soldati uccisi in un attentato contro una base militare

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 11:33 in Africa Niger

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Almeno 71 soldati nigerini sono stati uccisi in un attacco contro un campo militare nell’Ovest del Paese, mercoledì 11 dicembre. Si tratta di uno degli attentati più gravi che l’esercito del Niger ricordi nella sua storia. La notizia è stata comunicata in diretta televisiva dal colonnello Boubacar Hassan, portavoce dell’esercito nigerino, che ha dichiarato: “L’attacco è stato di una violenza inaudita e ha combinato l’utilizzo di granate e autobombe da parte del gruppo nemico”. Gli scontri nel campo militare della città occidentale di Inates sono durati per ore. Alla fine, altri 12 soldati sono rimasti feriti e un indefinito numero di persone risulta disperso. Due fonti di sicurezza, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno rivelato che sarebbero 30 i soldati mancanti all’appello. Secondo quanto riferito dal colonnello Hassan, anche diversi militanti islamisti sono rimasti uccisi.

Il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, si trovava in visita in Egitto al momento dell’accaduto. Appena appresa la notizia, ha deciso di lasciare immediatamente Il Cairo e di tornare nel suo Paese, ha scritto il suo ufficio su Twitter. Nessun gruppo terroristico ha ancora rivendicato l’attentato ma i militanti affiliati ad al Qaeda e allo Stato islamico hanno drasticamente intensificato i loro attacchi quest’anno nella regione del Sahel, nonostante il dispiegamento di contingenti locali e internazionali volti a contrastarli. La città di Inates, tra l’altro, è stata una delle più colpite dalla violenza. Oltre alle offensive contro l’esercito, i jihadisti cercano di affermare il loro controllo nella regione prendendo di mira anche i civili. Secondo fonti locali, 2 capi villaggio sono stati uccisi quest’anno da gruppi armati di militanti islamisti. Da luglio, centinaia di persone hanno abbandonato l’area e si sono trasferite nella capitale, Niamey, o altre città vicine, lasciando il loro bestiame e le loro case incustodite. Il consiglio dei ministri del Niger ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese, in vigore dal 2017 in diverse regioni sconvolte dalla furia degli attacchi ribelli. Lunedì 9 dicembre, 3 soldati nigerini e 14 combattenti jihadisti erano rimasti uccisi durante un attentato contro un’altra postazione dell’esercito nell’Ovest del Niger, nella regione di Tahoua.    

Il Niger, Paese africano localizzato nell’area centrale del Sahel, è divenuto negli ultimi anni sempre più teatro di attacchi terroristici di matrice islamista. Per comprendere perché il Niger sia così esposto al terrorismo, occorre ricordare che, da quasi 60 anni, il Paese vive una situazione di instabilità economica, politica e sociale. Il 3 agosto 1960, il Niger si è reso indipendente dal dominio coloniale francese e, da allora, la strategia adottata dai governi nazionali si è concentrata sulla modernizzazione dell’economia, puntando, in particolare, sullo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie. Nonostante gli sforzi, il Niger continua a essere definito uno dei Paesi più poveri del mondo dalle Nazioni Unite. 

Dal momento che i confini del Niger sono scarsamente controllati, vengono attraversati facilmente dai gruppi terroristici. Il Paese fa parte del G5-Sahel Force, un corpo antiterrorismo lanciato nel febbraio del 2017, con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nord-occidentale e per contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione si compone di 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Le aree di confine tra Niger, Burkina Faso e Mali sono particolarmente pericolose e sono spesso teatro di attacchi da parte di gruppi estremisti. Il Country Report on Terrorism 2018 riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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