Libia: denunciato il supporto del Cairo a Haftar

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 13:30 in Egitto Libia

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Funzionari politici e militari del governo tripolino hanno condannato il sostegno militare prestato dall’Egitto alle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, per la campagna volta a prendere il controllo della capitale.  

La condanna è giunta dopo che il centro media dell’LNA ha diffuso immagini di mezzi blindati di fabbricazione egiziana-statunitense, impiegati dalle stesse forze di Haftar contro l’esercito di Tripoli. In particolare, si tratta dei veicoli Terrier LT-79, frutto di una joint venture tra la Arab Organization for Industrialization, un’organizzazione militare con sede in Egitto, e la statunitense The Armored Group. Lo stesso tipo di veicolo era stato esposto ad un salone di armi e tecnologie per la difesa, tenutosi in Egitto nel dicembre 2018, la IDEX- International Defence Exhibition.

Un membro del Consiglio Supremo di Stato libico, Abdul Rahman al-Shater, ha affermato che l’arrivo di tali nuovi veicoli è da considerarsi una mossa pericolosa che potrebbe portare ad un’ulteriore escalation della crisi libica. Inoltre, per al-Shater, l’obiettivo è creare un nuovo “fatto compiuto” e proporre una “formula politica” prima della conferenza di Berlino, un incontro a livello internazionale in cui si discuterà della crisi libica con l’intento di trovare una via d’uscita.

Al-Shater ha poi affermato che i Paesi che inviano armi “mortali” in Libia non sono da biasimare, in quanto questi hanno un progetto che intendono realizzare con determinazione. Al contrario, sono da incolpare i principali Paesi che fabbricano armi o hanno il diritto di fabbricarle e di disperderle in Libia senza obiezioni. Questi, secondo quanto affermato, sono Stati Uniti, Francia e Cina. Inoltre, alla luce del crescente sostegno alle forze di Haftar, al-Shater ha dichiarato che risulta essere impellente mettere in atto l’accordo di cooperazione che il governo di Tripoli, altresì noto come governo di Accordo Nazionale, ha raggiunto con la Turchia in materia di sicurezza, difesa e in ambito militare, siglato il 27 novembre scorso.

Un altro membro del Consiglio Supremo di Stato ha affermato che i nuovi veicoli forniti dal Cairo non sono migliori dei precedenti e, pertanto, le forze di Tripoli potranno essere in grado di distruggerli. Tuttavia, ciò dimostra come l’Egitto continui ad essere uno dei primi sostenitori di Haftar a livello regionale. Si tratta, secondo quanto riferito, di un sostegno “illimitato”, concretizzatosi anche precedentemente nell’invio di armi e munizioni. Inoltre, a detta del membro del Consiglio Supremo di Stato, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, non tiene più conto né delle relazioni di buon vicinato con i libici, né delle operazioni di monitoraggio a livello internazionale sulla Libia, promosse dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

L’arrivo di veicoli corazzati rappresenta un’ulteriore violazione dell’embargo sulle armi imposto in Libia dal Consiglio di Sicurezza dal 2011. In tale quadro, il 9 dicembre, un gruppo di esperti dell’Onu ha pubblicato un rapporto in cui Emirati Arabi Uniti (UAE), Giordania e Turchia sono stati accusati di aver fornito armi regolarmente e talvolta apertamente alla Libia, senza grandi sforzi per mascherare la violazione commessa. Secondo quanto evidenziato nel rapporto, da un lato, gli UAE, la Giordania e l’Egitto offrono sostegno bellico alle truppe dell’LNA. Dall’altro lato, la Turchia fornisce armi al governo tripolino.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Egitto ed Emirati sono stati più volte considerati tra i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. Il presidente egiziano è un simpatizzante dell’uomo forte di Tobruk e ha spesso elogiato gli sforzi del generale, volti a respingere le “milizie estremiste”. Haftar è considerato dall’Egitto un baluardo contro la minaccia islamista, soprattutto a seguito della sua missione nel Sud della Libia.

Attualmente, la Libia è in attesa della cosiddetta conferenza di pace di Berlino, un incontro a livello internazionale promosso dalla Germania, e che probabilmente avrà luogo ad inizio 2020. Con tale meeting, a cui parteciperanno i membri del Consiglio di Sicurezza, oltre a Turchia, Italia, UAE, Egitto ed altri, si mira ad invitare gli attori esterni a non interferire nel conflitto libico e ad istituire un ente internazionale permanente che monitorerà l’attuazione degli accordi stabiliti, incluso l’embargo sulle armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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