Kosovo, Thaci: “Nessun compromesso senza il riconoscimento”

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 17:30 in Kosovo Serbia

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Il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha risposto alle dichiarazioni del suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, secondo cui un accordo con il Kosovo non potrà mai includere il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina.

 È quanto rivelato, giovedì 12 dicembre, dall’agenzia stampa del Kosovo, RTK, la quale ha rivelato i dettagli della risposta di Thaci.

Nello specifico, il capo di Stato del Kosovo ha dichiarato di ritenere le parole di Vucic una semplice provocazione, dal momento che il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina rappresenta esso stesso l’accordo da raggiungere con la Serbia. Il dialogo con Belgrado, secondo Thaci, può dunque essere possibile solo se si verifica una condizione: il mutuo riconoscimento da parte di entrambi gli Stati. Solo in seguito a tale passaggio, ha dichiarato Thaci, si potrà proseguire verso l’integrazione euroatlantica di Kosovo e Serbia.

Tali parole giungevano in risposta alle recenti dichiarazioni di Vucic rilasciate in occasione della sua visita di Stato ufficiale in Grecia.

A tale riguardo, l’agenzia stampa indipendente IBNA rivela che Vucic aveva dichiarato, mercoledì 11 dicembre, che il proprio Paese è pronto per raggiungere un accordo con Pristina, ma che questo non potrà includere il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Nel frattempo, il nuovo Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, in carica dallo scorso 1 dicembre, ha dichiarato che il raggiungimento di un accordo tra Pristina e Belgrado rappresenta una priorità del proprio mandato. Il tutto, ha dichiarato Borrell, nell’ottica dell’integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea.

La posizione di Borrell si rivela in linea con quella del suo predecessore, Federica Mogherini, la quale aveva dichiarato, il 2 dicembre, di ritenere l’ingresso dei Paesi dei Balcani nell’UE necessario sia per Bruxelles sia per la regione dato che rappresenta la riunificazione del continente europeo. 

Lo scorso 18 ottobre, però, Parigi aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

Poco dopo il suo veto in sede di Consiglio Europeo, ovvero il 12 novembre, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, aveva organizzato un incontro con il suo omologo serbo, Aleksandar Vucic, e kosovaro, Hashim Thaci. L’intenzione di Macron di fare da mediatore tra Kosovo e Serbia era già emersa lo scorso 27 settembre, quando aveva dichiarato di avere “un piano” su come prendere parte al dialogo teso a normalizzare le relazioni tra Kosovo e Serbia, il cui dialogo è in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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