Israele: è ufficiale, vi saranno ancora elezioni

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 10:09 in Israele Medio Oriente

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La Knesset, il parlamento di Israele, ha approvato, all’alba di giovedì 12 dicembre, la decisione con cui si stabilisce il suo scioglimento e l’indizione di nuove elezioni.

Queste si terranno, presumibilmente, il 2 marzo 2020 e per la terza volta in meno di un anno i cittadini israeliani saranno chiamati alle urne. Sono stati 94, su un totale di 120, i membri che hanno votato a favore di tale decisione, scaturita dalla mancata capacità di formare un nuovo governo per Israele. Il compito era stato dapprima conferito al premier Benjamin Netanyahu, a capo del partito Likud e, successivamente, al suo rivale Benny Gantz, alla guida di Blue and White. Questi erano risultati i principali vincitori alle ultime elezioni, tenutesi il 17 settembre scorso, ma la divergenza di opinioni non ha consentito loro di formare né un governo di unità nazionale né un governo ristretto, in cui avrebbero potuto alternarsi alla guida.

Un’alleanza risultava essere l’unica via d’uscita. Il partito di Gantz, di centro-destra, ha rappresentato il maggiore vincitore nelle elezioni di settembre, con 33 seggi, rispetto ai 31 di Likud. Tuttavia, anche Blue and White era lontano dai 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza parlamentare e, di conseguenza, dall’incarico di formare un governo da solo. Nel corso degli ultimi mesi, vi sono stati diversi tentativi di cercare alleanze anche con altri partiti. Tra questi, Yisrael Beytenu, con a capo Avigdor Lieberman, il quale detiene otto seggi in Parlamento. Tuttavia, il 5 dicembre scorso, Lieberman non si è detto disposto a stringere alleanze o a far parte di un nuovo governo con i due eventuali candidati premier. Per tale motivo, il blocco di destra pro-Netanyahu lo ha ritenuto uno dei principali ostacoli alla formazione del nuovo esecutivo.

Nella giornata dell’11 dicembre, Gantz e Netanyahu si sono rivolti accuse reciproche, ritenendosi l’un l’altro responsabili del fallimento di formare un nuovo esecutivo. Entrambi hanno ammesso di essere giunti ad un vicolo cieco, in cui anche la possibilità di alternarsi alla guida del governo non è sembrata una soluzione convincente. Tuttavia, è stato sottolineato che rimandare la formazione del governo ed indire ancora elezioni costerà caro alle casse dello Stato. In particolare, bisognerà attendere per l’adozione del bilancio per il 2020 e ciò significa attuare tagli alla spesa pubblica che influenzeranno la crescita del Paese.

Netanyahu rimarrà in carica come primo ministro ad interim fino a quando non verrà formato un nuovo governo. Allo stesso tempo, il premier è impegnato in un processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso di ufficio. Tuttavia, non sarà costretto a dimettersi fino a quando non sarà ufficialmente emessa una sentenza contro di lui. Si tratta del primo caso nella storia di Israele in cui un premier è accusato di reati penali. La decisione potrebbe porre fine alla carriera di Netanyahu, il cui governo è considerato il più longevo del Paese.

Anche precedentemente, in seguito alle elezioni del 9 aprile 2019, Netanyahu non era stato in grado di formare una coalizione da porre alla guida di Israele, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi. Ciò aveva portato il parlamento, il 30 maggio, a indire nuove elezioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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