India: scontri letali tra manifestanti e forze dell’ordine

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 17:01 in Asia India

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Le proteste nello Stato Nord-orientale di Assam sono diventate estremamente violente, con i manifestanti che hanno dato fuoco ad alcuni edifici e si sono scontrati con la polizia. Le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco e 2 persone sono morte. 

La polizia di Guwahati, città principale dello Stato di Assam, ha utilizzato proiettili veri e gas lacrimogeni contro i manifestanti che sono scesi in piazza, sfidando un coprifuoco imposto l’11 dicembre. Ramen Talukdar, sovrintendente del Gauhati Medical College Hospital, ha affermato che 2 persone sono morte per ferite da arma da fuoco e altre 11 sono rimaste ferite. Modi ha fatto appello alla calma e ha dichiarato che il popolo di Assam non ha nulla da temere. “Voglio rassicurarli: nessuno può togliervi i vostri diritti, la vostra identità personale e la vostra magnifica cultura. Questa continuerà a prosperare e crescere”, ha scritto in un post su Twitter. A Chabua, una città confinante con una base aerea indiana, i manifestanti hanno dato alle fiamme alcuni edifici di proprietà del governo, compreso un ufficio postale. La folla ha anche appiccato il fuoco alla casa del deputato locale, Binod Hazarika, del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito del premier Narendra Modi. “La situazione è molto grave qui”, ha riferito un poliziotto che a parlato in condizione di anonimato. I manifestanti hanno anche vandalizzato quattro stazioni ferroviarie e hanno cercato di dar loro fuoco, secondo un portavoce della ferrovia. I treni nella zona sono stati quindi sospesi. 

I manifestanti indiani sono scesi in piazza per protestare contro un disegno di legge, noto come “Citizenship Amendment Bill” (CAB 2019), che è stato approvato in via definitiva l’11 dicembre. Tale misura garantisce la cittadinanza alle minoranze perseguitate di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan, ma esclude i cittadini di fede musulmana. I leader delle proteste temono che questo incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nella regione, modificandone in maniera sostanziale gli equilibri. Nello Stato di Assam, l’opposizione al disegno di legge è stata tra le più forti del Paese. L’area, infatti, è interessata da una forte presenza di immigrati irregolari, che verranno ora inseriti nella società. Numerosi movimenti contro tale presenza erano sorti nell’ultimo decennio. Il governo ha affermato che la nuova legge verrà applicata a seguito della redazione di un registro della cittadinanza. I rifugiati o immigrati musulmani non hanno diritto ad essere iscritti in tale lista e rischiano di essere espulsi e di diventare apolidi. I membri di altre fedi, elencate nella nuova legge, al contrario, hanno un percorso privilegiato verso la cittadinanza.

In tale contesto, un ulteriore problema è rappresentato dalla confusione relativa al censimento in India. L’aggiornamento del Registro Nazionale dei Cittadini (NRC) indiano è stato effettuato nel 2017, per la prima volta, in quasi 70 anni. Tale sforzo faceva parte di una campagna mirata ad identificare gli immigrati irregolari. Proprio nello Stato di Assam, nel 2019, circa 4 milioni di persone non erano state incluse nella bozza finale del Registro Nazionale dei Cittadini. La bozza della sua ultima versione era stata pubblicata dalle autorità indiane, il 30 luglio. Secondo il documento, presentato dal Registrar General of India (RGI), su un totale di 32.9 milioni di abitanti dello Stato orientale dell’India, solo 28.9 milioni avrebbero la cittadinanza. “Nessun vero cittadino indiano deve preoccuparsi perché ci saranno ampie opportunità di inserire i propri nomi nella lista finale”, aveva dichiarato il cancelliere generale dell’India, Shailesh. L’elenco definitivo dovrebbe essere annunciato prima della fine del 2019. Nella prima bozza, datata 31 dicembre 2017, solo 19 milioni di persone erano state confermate cittadini legalmente riconosciuti dallo Stato. 

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Maria Grazia Rutigliano  

 

 

 

di Redazione

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