Bosnia: chiesta la chiusura della frontiera orientale

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 16:30 in Balcani Immigrazione

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Il premier del cantone bosniaco di Una Sana, Mustafa Ruznic, ha richiesto la chiusura della frontiera orientale del Paese. La richiesta, secondo quanto riportato dal Sarajevo Times, giunge in seguito al completamento delle operazioni di sgombero del campo profughi di Vucjak, nei pressi di Bihac, nel cantone di Una Sana.

Il campo di Vucjak era sorto quest’anno, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. Si trattava di una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia, Paese membro dell’UE e quindi meta ambita dei migranti. Vucjak era in stato di sovraffollamento e i migranti, stando alle testimonianze raccolte dal Washington Post, vivevano in condizioni igienico sanitarie ormai degradanti, essendo la struttura priva di servizi igienici o sanitari e di acqua corrente. Parallelamente,  aveva sottolineato il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, i migranti non avevano vestiario adeguato alle basse temperature.

Più volte richiamate dalla comunità internazionale, le autorità locali avevano dichiarato di non poter procedere con la chiusura del centro di Vucjak se non dopo aver prima individuato un’altra località dove trasferire i migranti. In linea con ciò, lo scorso 10 dicembre, le autorità della Bosnia avevano iniziato a trasferire i migranti che avevano trovato rifugio presso il campo di Vucjak.

Il Sarajevo Times riporta che ad essere stati trasferiti sono circa 700 migranti, i quali, a bordo di 14 autobus messi a disposizione dalle autorità, sono giunti nella notte dell’11 dicembre presso le strutture di Usivak, a circa 350 chilometri a Sud da Vucjak. Altri 330 migranti, invece, sono stati trasferiti a Blazuj  la quale, secondo quanto riportato da ANSAmed, è una ex caserma nei pressi di Sarajevo, attualmente in ristrutturazione. Tuttavia, il Sarajevo Times riporta che la struttura ha accolto i migranti nonostante non fosse ancora pronta.

Il trasferimento dei migranti, secondo quanto si apprende, è andato avanti senza incidenti e, stando alle dichiarazioni dei portavoce dell’IOM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, i migranti si trovano ora in strutture riparate e dotate di servizi e beni di prima necessità.

Nel frattempo, una volta completata l’evacuazione e lo sgombero delle tende, il centro di Vucjak verrà raso al suolo e sottoposto a disinfestazione.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Stando ai dati diffusi da Reuters, la Bosnia ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nell’area nordoccidentale del Paese, a Bihac, dove si trova il centro di accoglienza di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini. Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. 

In riferimento all’anno corrente, secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio all’1 dicembre 2019 sono stati registrati 28.737 nuovi migranti nel Paese, tutti giunti via terra. Tuttavia, attivisti e operatori umanitari che prestano servizio nei centri di accoglienza del Paese balcanico avevano evidenziato che i centri di accoglienza, i quali hanno una capienza massima complessiva di 3.500 persone, sono pieni, costringendo i migranti a dormire all’aperto.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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