Il Belgio rimpatria 10 bambini figli dell’ISIS

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 18:30 in Belgio Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un tribunale del Belgio ha imposto al governo di disporre il rimpatrio di 10 bambini, nati in Siria da cittadini belgi che si erano uniti all’ISIS.

È quanto reso noto da Reuters, giovedì 12 dicembre, il quale ha altresì rivelato i dettagli della sentenza.

Secondo quanto si apprende, i 10 bambini hanno un’età compresa tra i 7 mesi e i 7 anni e si trovano nel centro di detenzione di Al-Hol, in Siria, il quale risulta gestito dalle milizie curde. Stando alla sentenza della corte, il governo avrà 6 settimane di tempo per far rientrare i 10 bambini, altrimenti, in caso non fornisca assistenza consolare e i documenti necessari al rimpatrio, dovrà pagare una sanzione di 5.000 euro per ogni giorno in più che ciascun bambino trascorrerà in Siria.

Da parte sua, il ministro della giustizia belga, Koen Geens, ha dichiarato che il governo rispetterà la sentenza della corte, a patto che non debba provvedere anche al rimpatrio delle madri dei 10 bambini.

Secondo quanto rivelato dal Brussels Time, dei 23.328 bambini in età scolare che le Nazioni Unite stimano essere figli dello Stato Islamico, 47 risultano di nazionalità belga, di cui 38 hanno meno di 5 anni. Tuttavia, l’intelligence di Bruxelles stima che in totale i bambini belgi in Siria siano tra i 137 e i 160, la maggior parte dei quali, secondo le stime, sono nati dopo che i loro genitori avevano lasciato il Belgio per unirsi all’ISIS.

Il Belgio è membro della NATO dal 1949 e dell’Unione Europea dal 1958. Il Paese ha una popolazione superiore a 11 milioni, il cui 5-7% è di religione musulmana.  Secondo il Global Terrorism Index del 2018, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, il Belgio ha registrato un indice di 4.06, rientrando tra gli Stati a medio impatto di terrorismo. 

Secondo le stime del Soufan Group, entro la fine del 2015, circa 470 foreign fighters belgi sono partiti per la Siria e l’Iraq per arruolarsi tra le fila dello Stato Islamico, facendo diventare il Belgio il quarto Stato dell’Unione Europea, dopo la Francia, la Germania e il Regno Unito, per numero di combattenti stranieri. Dei 470 individui che hanno raggiunto l’ISIS in Medio Oriente, circa 118 sarebbero rientrati in Patria. Dalla fine del marzo 2016, inoltre il Belgio vive in uno stato di massima allerta per via degli attacchi terroristici subiti. La mattina del 22 marzo, in particolare, tre attentati suicidi coordinati hanno avuto luogo a Bruxelles, due dei quali presso l’aeroporto internazionale di Zaventem e uno presso la stazione metropolitana di Maalbeek. Sono morte complessivamente 35 persone, compresi i tre attentatori, mentre circa 300 civili sono rimasti feriti. L’attacco è stato rivendicato dall’ISIS.

I principali attori antiterrorismo del Belgio sono costituiti dal corpo della Polizia Federale Belga (BFP), il Servizio di Intelligence Civile e Militare, l’Ufficio del procuratore Federale e l’Unità di Crisi. Per di più, l’attività dell’inter-agenzia dell’Unità Coordinativa per l’Analisi delle Minacce gioca un ruolo particolarmente importante nel determinare l’entità di rischio, soprattutto legato ai foreign fighters rientrati nel Paese. Infine, nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, il Belgio è un membro attivo della Coalizione Globale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.