Algeria: aperti i seggi elettorali

Pubblicato il 12 dicembre 2019 alle 10:50 in Africa Algeria

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La popolazione algerina è stata invitata a recarsi alle urne a partire dalle 8 del mattino, ora locale, di giovedì 12 dicembre, per scegliere un nuovo presidente per il Paese. Tuttavia, dato il clima degli ultimi mesi ed il costante rifiuto mostrato, si prevede una bassa affluenza.

Il 7 dicembre hanno avuto inizio le votazioni all’estero, presso le sedi delle missioni diplomatiche algerine. Il capo dell’Autorità elettorale nazionale indipendente, Mohamed Sharafi, ha annunciato che il numero totale di potenziali elettori supera i 24 milioni, tra cui circa 914 mila all’estero. Sono 60.000 seggi elettorali in tutto il Paese e sarà la stessa Autorità nazionale indipendente per le elezioni, istituita a metà settembre e presieduta dall’ex ministro della Giustizia Mohamed Charfi, a supervisionare il processo elettorale. Precedentemente il compito spettava al Ministero degli Interni.

In tale quadro, il portavoce dell’autorità preposta alle elezioni, Ali Dara’a, ha affermato che il comitato si sta adoperando per salvaguardare l’intero processo elettorale, opponendosi a chiunque cerchi di interferire o manomettere il suo corretto svolgimento. Secondo quanto riferito, l’affluenza all’estero e nelle aree remote è stata caratterizzata da una buona percentuale di elettori.

I candidati alla presidenza sono cinque, nello specifico Azzedine Mihoubi, Abdelkader Bengrina, Abdelmadjid Tebboune, Ali Benflis, e Abdelaziz Belaïd. Negli ultimi anni, i cinque candidati hanno tutti prestato sostegno all’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, assumendo altresì incarichi ministeriali nel corso dei suoi quattro mandati. Tutti hanno affermato di aver riscontrato diffidenza da parte dell’elettorato algerino nel corso della campagna delle ultime settimane, oltre ad aver incontrato ostacoli nel trasmettere i loro messaggi alla popolazione. Per tale motivo, risulta essere difficile fare pronostici su chi avrà maggiori probabilità di salire alla presidenza del Paese. 

Nel caso in cui nessuno dei cinque candidati ottenga la metà o più dei voti, vi sarà un ballottaggio tra i due candidati votati dal maggior numero di elettori. Inizialmente, le elezioni presidenziali dovevano svolgersi il 18 aprile, ma sono state rinviate la prima volta al 4 luglio e poi successivamente al 12 dicembre, a causa della mancanza di candidati. Secondo i dati ufficiali, le ultime elezioni presidenziali del 2014 hanno visto recarsi alle urne il 51,07% degli elettori, e Bouteflika ha vinto al quarto round con l’81,53% dei voti. L’affluenza più debole si è verificata alle elezioni legislative tenutesi il 4 maggio 2017, a cui ha partecipato il 37,09% degli elettori.

Nel frattempo, l’ondata di mobilitazione popolare non accenna a diminuire e gli algerini continuano ad opporsi alle elezioni indette. I movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano la mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage dell’ex presidente.

Nella giornata dell’11 dicembre, numerosi manifestanti si sono riuniti nella capitale Algeri, costringendo le forze di sicurezza a formare un cordone nelle strade e nelle piazze principali della città, nel tentativo di impedire alla popolazione di raggiungere i luoghi centrali. Un’altra manifestazione è scoppiata davanti alla Corte Suprema, dove i cittadini hanno chiesto di salvaguardare la credibilità e la corretta esecuzione del processo elettorale, alla luce dei tentativi di impedire agli elettori algerini dall’estero di esprimere il proprio voto.

A poche ore dall’apertura dei seggi, in occasione di un incontro ministeriale, il presidente ad interim, Abdelkader Bensalah, ha invitato la popolazione algerina ad accorrere alle urne, in quanto le elezioni presidenziali rappresentano l’unica via d’uscita alla crisi attuale in cui riversa l’Algeria. Una crisi che, a detta di Bensalah, non va nell’interesse di nessuno. Pertanto, tutti sono chiamati ad assumersi la propria responsabilità e a votare il candidato che più si avvicina alle proprie idee.

Una delle principali sfide, al momento, è il tasso di partecipazione, alla luce della forte mobilitazione che mira a boicottare le elezioni. La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si sono riuniti regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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