Siria: 14esima sessione dei colloqui di Astana

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 16:11 in Medio Oriente Siria

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Le delegazioni di Turchia, Iran e Russia si sono incontrate, il 10 e 11 dicembre, nella capitale del Kazakistan, Nur-Sultan, per la 14esima sessione di colloqui trilaterali riguardanti la Siria.

Si tratta dei cosiddetti “colloqui di Astana”, in cui Turchia, Russia e Iran svolgono il ruolo di garanti. L’obiettivo principale è trovare una soluzione permanente al perdurante conflitto civile in Siria, toccando altresì tematiche quali l’elaborazione di una costituzione per il “dopoguerra”, la transizione politica, la sicurezza e il ritorno dei rifugiati. Il primo incontro si è tenuto nel mese di gennaio 2017 in Turchia, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i colloqui di pace di Ginevra, promossi dalle Nazioni Unite.

Oltre ai tre Paesi garanti, all’incontro del 10 e 11 dicembre hanno partecipato altresì rappresentanti del regime siriano e delle forze di opposizione. Nel comunicato finale, le diverse parti coinvolte hanno evidenziato la necessità di porre una tregua ad Idlib, regione posta nel Nord-Ovest della Siria, ed hanno richiesto un aumento degli aiuti umanitari per tutti i siriani, oltre a facilitare un ritorno sicuro e volontario di sfollati e rifugiati. Inoltre, è stato altresì espresso il rifiuto verso qualsiasi tentativo di creare “nuove situazioni” di conflitto in Siria, con il pretesto di sconfiggere il terrorismo. Non da ultimo, le parti coinvolte nel conflitto sono state esortate a rispettare tutti gli accordi precedentemente stipulati, tra cui quello di Sochi, del 17 settembre 2018.

In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro.

Nel comunicato dell’11 dicembre, le parti coinvolte hanno poi espresso il loro sostegno al Comitato costituzionale che, sotto l’egida dell’Onu, sta tenendo incontri volti anch’essi a porre fine al conflitto in Siria. Una delle ultime sessioni ha avuto luogo il 25 settembre scorso ma non ha portato ad alcun risultato rilevante. Inoltre, nella dichiarazione sono stati condannati anche gli attacchi israeliani in Siria, in quanto rappresentano una minaccia alla sovranità siriana e dei Paesi vicini. Infine, è stato stabilito che il prossimo incontro del ciclo dei colloqui di Astana si terrà presumibilmente nel marzo 2020.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Gli 8 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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