Repubblica Ceca: in 50.000 a chiedere le dimissioni del premier

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 16:30 in Europa Repubblica Ceca

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Oltre 50.000 manifestanti si sono riuniti a Piazza San Venceslao, a Praga, per protestare contro il primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis.

È quanto riportato dal quotidiano tedesco Deutsche Welle, il quale ha altresì rivelato che i manifestanti chiedono le dimissioni del premier, accusato di essersi appropriato illecitamente di milioni di euro di finanziamenti europei.

Secondo quanto si apprende, la manifestazione è stata organizzata in risposta alla notizia della riapertura, da parte della procura, del fascicolo sulle accuse di frode rivolte contro Babis.

Già lo scorso 1 dicembre, era stato divulgato un report della Commissione europea, la quale aveva confermato le accuse di conflitto di interessi contro Babis. Nello specifico, tali accuse fanno riferimento alla holding finanziaria Agrofert, fondata da Babis nel 1993 e operante nel settore agricolo, alimentare, chimico, energetico, logistico, delle comunicazioni e delle costruzioni. Secondo il report della Commisisone europea, il premier della Repubblica Ceca aveva affidato nel 2017, quindi prima della sua elezione, Agrofert a fondi fiduciari. Tuttavia, per l’accusa non è chiaro se il primo ministro benefici ancora dei profitti dell’Agrofert, i cui asset, secondo le stime, hanno un valore di circa 3.5 miliardi di dollari.

In aggiunta, Babis è accusato di frode. Tali accuse fanno riferimento ai fondi europei ottenuti dalla Stork Nest, azienda agricola facente parte del gruppo Agrofert. La Stork Nest aveva beneficiato dei fondi europei per le piccole e medie imprese, ottenendo circa 2 milioni di euro da Bruxelles. Per l’accusa, però, ciò era stato possibile perché Babis aveva occultato di essere il proprietario della Stork Nest, essendo questa di proprietà del gruppo fondato dal premier.

In seguito alla divulgazione del report europeo, la procura di Stato di Praga aveva annunciato, il 4 dicembre, di voler riprendere le indagini contro Babis, le quali erano state sospese lo scorso 2 settembre.

L’annuncio in merito alla riapertura del fascicolo contro il premier ha quindi causato lo scontento dei manifestanti, i quali chiedono che Babis si dissoci totalmente dai propri interessi economici oppure annunci le proprie dimissioni entro la fine dell’anno.

Secondo quanto ricostruito da Deutsche Welle, le proteste di martedì 10 dicembre sono state le terze dall’inizio dell’anno e, stando a quanto annunciato dai manifestanti, risulta esservi in programma una quarta protesta, la quale si terrà martedì 17 dicembre.

Le proteste della scorsa primavera e dell’autunno erano state le più ampie dalla fine del comunismo. Ciò nonostante, riporta Reuters, il partito di governo, ANO, rimane il primo nei sondaggi.

Il miliardario Andrej Babis era salito al potere il 6 dicembre 2017, dopo che il suo movimento politico, ANO, che in ceco significa “sì”, aveva vinto con ampio margine le elezioni parlamentari dell’ottobre 2017, avendo ricevuto il 30% dei consensi, circa il triplo del suo principale rivale, il partito conservatore ODS. In seguito alle elezioni, la CNN aveva rinominato il neoeletto premier “il Trump Ceco”, per via del suo potere economico e dei suoi “richiami populistici”. Al centro della campagna elettorale vi era stata una forte critica all’integrazione europea e all’adozione dell’euro, oltre che all’accoglienza dei migranti.

Poco dopo essere salito al potere, al premier era stata rimossa l’immunità parlamentare, nel gennaio 2018, consentendo così alle autorità giudiziarie di poter rivolgere la loro attenzione al primo ministro ceco, accusato di frode e di conflitto di interesse.

Da parte sua, Babis ha più volte ribadito di aver rispettato tutti gli obblighi legali. Secondo quanto previsto dalla legge ceca, nello specifico, l’affidamento della Agrofert a fondi fiduciari effettuato nel 2017 rispetta quanto prevede il diritto ceco sul conflitto di interessi.

Tuttavia, il diritto europeo prevede altre disposizioni in materia, motivo per cui un primo documento dei revisori della Commissione europea, trapelato lo scorso giugno, aveva annunciato che la Repubblica Ceca potrebbe dover restituire all’Europa parte del denaro che era stato destinato alle aziende del gruppo Agrofert.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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