A Parigi si parla della crisi in Libano

Pubblicato il 11 dicembre 2019 alle 15:27 in Francia Libano

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La capitale francese ha ospitato, mercoledì 11 dicembre, un incontro del Gruppo internazionale di sostegno (ISG) per il Libano, in cui è stato riconosciuto che il Paese sta affrontando una crisi che lo pone sull’orlo di un collasso economico, oltre a causare una grave fase di destabilizzazione.

La Francia ha detenuto la presidenza dell’incontro. Ad essa si sono uniti rappresentanti provenienti da Cina, Egitto, Germania, Italia, Kuwait, Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti, oltre alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca Europea per gli Investimenti, e delegati dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Lega Araba e della Banca Internazionale.

Secondo quanto affermato dai diversi partecipanti, per porre fine a tale situazione di deterioramento finanziario ed economico, per ristabilire fiducia nell’economia e per far fronte alle sfide sia sociali sia economiche in modo sostenibile, è necessario mettere in atto un pacchetto di politiche che sia inclusivo ed affidabile. Questo porterà, a sua volta, ad implementare le riforme economiche necessarie a risanare l’economia libanese e ad affrontare le carenze strutturali a lungo termine. Ciò significa rispondere alle aspettative della popolazione libanese, scesa in piazza sin dal 17 ottobre scorso.

A detta dell’IGS, la formazione di un nuovo governo è uno dei punti fondamentali se si vuole garantire la stabilità, l’unità, la sicurezza, la sovranità e l’indipendenza del Libano. Pertanto, è importante che questo venga costituito nel più breve tempo possibile e che sia formato da persone competenti e credibili, in grado di attuare le riforme richieste e di allontanare crisi e tensioni.

A tal proposito, le autorità libanesi sono state esortate ad approvare il budget per il 2020 non appena verrà formato un nuovo esecutivo, così che questo possa adottare le misure relative a entrate ed uscite, preservando un equilibrio sostenibile e rafforzando gli ammortizzatori sociali. Il fine ultimo è salvaguardare le classi più vulnerabili della popolazione. Le autorità di Beirut sono state altresì invitate a prendere misure che rendano il settore finanziario stabile, che affrontino il fenomeno della corruzione e portino a riforme anche nel settore dell’elettricità. Non da ultimo, in una prospettiva a lungo termine, una volta formato il governo, sarà altresì necessario implementare misure strutturali che assicurino un modello economico sostenibile.

I membri della comunità internazionale hanno altresì ribadito il proprio sostegno, affermando che quanto emerso dalla conferenza CEDRE, il 6 aprile 2018, è tuttora valido. Pertanto, le istituzioni finanziarie internazionali continuano a svolgere un ruolo rilevante nel risanare l’economia del Libano, e la stessa comunità internazionale si impegnerà a garantire l’accesso ai beni di prima necessità.

Nella medesima occasione, l’esercito e le forze di sicurezza sono stati elogiati per le azioni intraprese nel garantire la sicurezza dei cittadini ed i loro diritti fondamentali. A tal proposito, l’IGS li ha invitati a preservare il carattere pacifico delle proteste e ad agire responsabilmente. Da parte sua, una delegazione libanese presente all’incontro ha espresso la propria disponibilità a collaborare con i Paesi del Gruppo di sostegno, con il fine di mettere in atto quanto suggerito.

Le proteste in Libano, tuttora in corso, sono scoppiate il 17 ottobre scorso. I manifestanti libanesi hanno da sempre richiesto le dimissioni dell’attuale governo, elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Tra i risultati di tale mobilitazione popolare, vi sono le dimissioni dell’ex premier, Saad Hariri, del 29 ottobre scorso.  Da tale data, Beirut è in attesa di un nuovo governo. Le consultazioni, secondo quanto riferito dal presidente, Michel Aoun, dovrebbero avere inizio il prossimo 16 dicembre.

Si tratta di un punto di svolta rilevante per il Paese, dopo mesi di malcontento popolare, causato dall’incapacità del governo di far fronte al debito pubblico e risolvere le problematiche nate a livello economico. Il Libano è attualmente uno dei Paesi più indebitati del mondo e sta lottando per trovare nuove fonti di finanziamento estere poiché i fondi da cui il Paese dipendeva precedentemente sono terminati. L’economia libanese si è indebolita a causa di un enorme debito e di una crisi finanziaria che deriva da un rallentamento dell’afflusso di capitale. Inoltre, il tasso di disoccupazione per i minori di 35 anni è giunto al 37%.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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